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Mario Cerciello Rega, l’arma del delitto: Ka-Bar, il pugnale dei marines

Il caso su Mario Cerciello Rega non è ancora chiuso, anzi nuove informazioni arrivano ogni giorno. Ormai è ufficiale: a commettere l’omicidio sono stati due ragazzi americani. Ma come hanno fatto? L’arma che ha ucciso il carabiniere non è un semplice coltello, ma si tratta di un pugnale Ka-Bar di 18 centimetri usato dai marines americani.

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Ka-Bar, l’arma del delitto

L’arma del delitto è stata scoperta e ha lasciato senza parole. Come fanno dei ragazzi a trasportare in aereo un pugnale di quella portata? Si tratta di un coltello Ka-Bar di 18 centimetri, il classico usato dai marines e molto comune nel corpo a corpo durante la seconda guerra mondiale. Si sa che gli americani sono famosi per andare in giro e comprare armi con estrema facilità, ma questa non è un’abitudine europea e lascia abbastanza senza parole che dei ragazzi abbiano deciso di viaggiare portandosi dietro un’arma di questa portata.

Ma come hanno fatto a superare i controlli? Semplice: non è contro le regole. Le regole di imbarco prevedono che possono essere portati, solo nel bagaglio da stiva, oggetti come coltelli, coltellini svizzeri, spade compresi i modelli da scherma. La raccomandazione che viene formulata dalla TSA è quella di avvolgere correttamente oggetti con lame per evitare possibili danni agli addetti allo smistamento dei bagagli. E’ possibile trasportare anche armi da fuoco in stiva ma per queste ultime bisogna richiedere l’autorizzazione.

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Il racconto degli americani

Insomma tutto normale per gli americani. E’ interessante anche il racconto dei due ragazzi. Dopo ore di interrogatorio i due americani hanno ammesso di essere gli autori del furto dello zaino e della successiva telefonata estorsiva.

Elder Finnegan ammetteva inoltre di aver colpito più volte con un coltello in suo possesso la persona che gli si era avvicinata per cercare di fermarlo mentre, insieme all’amico, era in attesa di incontrare l’uomo, precisando però, di non aver capito che i due che li avevano avvicinati erano carabinieri e di aver creduto che fossero uomini, andati dal Sergio per vendicarsi e fare loro del male”.

Insomma la “giustificazione” dei ragazzi sarebbe che loro non sapevano fosse un carabiniere. In poche parole la loro sarebbe “legittima difesa”, però anche questa scusa non regge molto. Perché se fosse SOLO per legittima difesa, sarebbero bastati pochi colpi per fuggire invece il vicebrigadiere è stato colpito ben 11 volte.

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