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“Martina Levato incitata da Boettcher a lanciare l’acido sul viso di mio figlio”, il racconto del padre della vittima

Pietro Barbini, dal 29 dicembre scorso, è ricoverato nel reparto Grandi ustionati del Niguarda, l’acido riversatogli addosso dall’ex amica Martina Levato gli ha deturpato il viso per sempre. La sera della terribile aggressione Pietro non era solo, era stato accompagnato al fatale appuntamento dal padre Gherardo, che dopo i fatti nella questura di Milano ha fatto mettere a verbale la sua ricostruzione dell’accaduto: “Mi trovavo a circa 8-10 metri di distanza e ho potuto osservare la reazione immediata di Pietro che ha iniziato a togliersi i vestiti di dosso e, vedendomi arrivare, è corso nella mia direzione urlandomi “papà scappa, papà scappa”. Pietro ha cominciato a scappare anche lui, mi ha superato senza fermarsi e ho avuto la chiara sensazione che fosse in preda al terrore e al panico. Ho distintamente visto che l’uomo con il cappuccio grigio stringeva un martello in mano e stava rincorrendo mio figlio”.

Da questa testimonianza prende le mosse l’inchiesta del pm Marcello Musso nei riguardi di Martina Levato, la ventitreenne studentessa della Bocconi e del suo amante e complice Alexander Boettcher di trenta anni. Nel verbale sono contenuti anche gli antecedenti all’aggressione conosciuti dal padre della vittima, Gherardo Barbini, che alla polizia ha raccontato delle strane telefonate che il povero Pietro aveva ricevuto, talmente inquietanti che l’uomo si era deciso ad accompagnare il figlio all’appuntamento. Arrivati in zona Cermenate: “Mio figlio è sceso dalla macchina per andare a controllare sul citofono, mentre io ho fermato l’autovettura qualche metro più avanti. Sono sceso e, poco prima di raggiungere Pietro, ho visto due persone, un uomo e una donna, che gli si stavano avvicinando da dietro”. Sono Martina e Boettcher, “quest’ultima aveva in mano due recipienti, contenenti un liquido che la stessa ha lanciato in faccia a mio figlio”.

In un verbale integrativo dell’8 gennaio, il padre di Pietro ha aggiunto altri particolari che danno la dimensione dell’efferatezza dell’agguato, “Martina Levato trasportava con molta cura i contenitori con dentro l’acido, probabilmente indossava dei guanti; Boettcher ad un certo punto l’ha spinta e la incitava“. Dopo che il padre vede Pietro correre e spogliarsi, perde di vista Martina, arrestata più tardi a Bollate nella casa dei suoi genitori: “Ho quindi iniziato a rincorrere la persona che lo stava aggredendo e ho cercato di attirare l’attenzione dei presenti urlando a squarciagola di chiamare la polizia. L’inseguimento è durato circa 20-25 secondi e si è concluso nei pressi del civico 29 della stessa via in quanto mio figlio si è fermato e voltandosi è riuscito a buttare a terra l’aggressore. Con il mio aiuto e quello di un passante siamo riusciti a disarmare l’uomo e a bloccarlo“. La polizia e l’ambulanza arriveranno pochi minuti dopo, ma durante l’inseguimento l’acido si attaccherà in modo irrimediabile al viso del ragazzo. Quando le forze dell’ordine arrivano a casa Levato e chiedono alla ragazza dove sia stata durante il pomeriggio, lei risponde di essere stata a casa di un suo amico intorno alle 17, ma il ragazzo, rintracciato,  dichiara: “Alle 18.30-18.45 mi sono svegliato a causa dello squillo del citofono, ho risposto ed era tale Martina, fidanzata di un mio conoscente di nome Alexander Boettcher. La ragazza era molto agitata e scossa, mi ha detto di essere venuta da me perché non riusciva a contattare il fidanzato… Quando si è presentata da me aveva il cappuccio calzato in testa, era molto sciupata in viso e sembrava avesse pianto. L’alibi di Martina quindi crolla, ma il padre di Pietro l’aveva già riconosciuta.

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