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Massimo Bossetti “come Olindo e Rosa”: la richiesta disperata dal carcere e un libro

Caso Yara Gambirasio, Massimo Bossetti: ennesimo disperato grido dal carcere da parte del muratore bergamasco condannato all’ergastolo, in tutti e tre i gradi giudizio, per il delitto della 13enne di Brembate avvenuto la sera del 26 novembre 2010. Si professa innocente, Bossetti, ed ora fa una richiesta. Si paragona a Olindo Romano e Rosa Bazzi, i coniugi condannati come lui al carcere a vita perché riconosciuti responsabili della strage di Erba (dicembre 2006).massimo bossetti processo d'appello

Massimo Bossetti si paragona a Rosa e Olindo, ecco perché

“Non sono io lʼassassino” – dice il carpentiere bergamasco che chiede poi che “chi di dovere” conservi le prove repertate durante le indagini sul delitto Gambirasio – “Non voglio fare la fine di Olindo e Rosa, due sprovveduti condannati allegramente all’ergastolo come me”. Salvare i reperti, questa la sua richiesta: il riferimento è ai reperti mai analizzati dell’inchiesta su Erba, che i coniugi Romano – sperando nella revisione del processo – chiedono invano da tempo vengano sottoposti ad accertamento, molti dei quali sono stati distrutti proprio nel giorno in cui la Cassazione doveva pronunciarsi in merito alla loro richiesta. Ebbene, Massimo Bossetti, che come sappiamo invoca da tempo una super perizia sul Dna mai concessagli, teme ora che a lui tocchi la stessa sorte di Olindo e Rosa.

Massimo Bossetti sta scrivendo un libro sulla vicenda giudiziaria che lo ha visto coinvolto, scrive di suo pugno un “memoriale” (che con ogni probabilità diventerà un libro) che ricostruisce ciò che gli è capitato, dal giorno dell’arresto – 14 giugno 2014 – ad oggi. “Lo ripeto e lo ribadirò finché ne avrò le forze, non sono io la persona che ha ucciso la piccola Yara”, queste le parole che vengono più volte messe in evidenza da lui su quelle pagine. Bossetti ha annunciato il libro in una lunga lettera indirizzata a Marco Oliva, conduttore di “Iceberg” su Telelombardia: si è firmato “Massimo Bossetti, prigioniero di Stato” e ha spiegato di non avere “minimamente idea di cosa potrebbe essere successo” alla ginnasta uccisa.

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Bossetti nuovo disperato appello dal carcere: cosa chiede

Questo il suo appello: “A chi di dovere, a chi custodisce i reperti del mio caso: chiedo che venga garantita la massima custodia e conservazione, che non vengano distrutti come accaduto in altri casi, affinché un domani la mia difesa possa fare un’ulteriore accurata indagine. Il timore che possano andare irrimediabilmente distrutti è alto, basti vedere quanto è avvenuto nel caso di Rosa e Olindo… Non per niente come me sono stati allegramente condannati all’ergastolo due sprovveduti, i coniugi di Erba”. Claudio Salvagni, uno dei difensori del muratore, ha fatto sapere al Quotidiano Nazionale che il suo assistito ha iniziato a scrivere già un anno fa, e ogni giorno scrive pagine e pagine di memorie su fogli protocollo, spesso in stampatello. “L’idea è quella di un libro a quattro mani, alternandoci un capitolo io e uno Massimo. In quello che ha scritto finora Massimo ha messo non solo i fatti, ma anche i suoi sentimenti, le sue emozioni, le speranze deluse, la rabbia che prova, da innocente”. Ancora non è stato trovato un editore: “Per la casa editrice che decidesse di pubblicare il libro – sottolinea infatti l’avvocato – sarebbe una scelta di civiltà e non solo una scelta editoriale”, ha concluso l’avvocato.

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