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Massimo Bossetti condannato all’ergastolo: dal Dna prova regina al segreto mai confessato della madre Ester

“Ritengo che di prove non ce ne siano, questo è un processo indiziario” – queste le parole ‘a caldo’ dell’avvocato Claudio Salvagni, subito dopo il pronunciamento della sentenza di primo grado che ha condannato all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio il suo assistito, Massimo Bossetti – “i giudici non hanno avuto il coraggio necessario … aspettiamo le motivazioni della sentenza”.

Un processo che partì dalla traccia genetica sugli slip della vittima e al Dna è tornato, dopo aver identificato, nel 2011, il profilo del killer, ovvero quello di Ignoto 1, al quale nel 2014 venne attribuito un volto, quello del muratore bergamasco, ed oggi, a sentenza pronunciata, dice con certezza che quella attribuzione è esatta.

In questa vicenda giudiziaria l’ordine cronologico dei fatti e degli indizi raccolti è di fondamentale importanza per capire come si siano svolte le fasi dell’inchiesta. Il diniego dell’accusa ai legali di Bossetti a che venisse ripetuta l’analisi sulla traccia di Dna che inchiodava l’imputato, è figlio del fatto che pm e Procura non hanno mai pensato che quella prova fosse dubbia e incerta, e che le ripetute verifiche su di essa, svolte in fase di indagini, fossero state fatte con l’unico scopo di trovare la verità nell’interesse di tutti – famiglia della vittima e inquirenti – quando ancora non c’era un iscritto nel registro degli indagati e il nome di Massimo Bossetti sarebbe comparso solo molto tempo dopo, ovvero il 16 giugno 2014, giorno del suo arresto.

E dà da pensare il ruolo avuto dalla madre di Massimo Bossetti in tutta questa vicenda giudiziaria. Ester Arzuffi ha sempre negato l’evidenza, provata dalla scienza, ovvero che il figlio e la sorella gemella, Letizia, fossero figli illegittimi, nati dalla relazione extraconiugale, e sempre tenuta nascosta, con l’autista di Gorno deceduto nel 1999, Giuseppe Guerinoni. Ester Arzuffi sapeva dal 26 gennaio 2011 che gli inquirenti, analisi scientifiche alla mano, erano certi che il killer di Yara fosse figlio illegittimo di Guerinoni e tacque. Conservò il segreto tacendo la verità ai figli. Verità diventata ancora più pesante da custodire quando l’inchiesta, proprio grazie a quel test genetico, portò ad incriminare il figlio. Ester Arzuffi, sottoposta al test del Dna come le oltre 500 donne della Val Seriana, ancor oggi nega questa realtà. Eppure fu proprio Massimo Bossetti, appresa la realtà dei fatti, a dirglielo con astio durante un incontro in carcere: “Mamma, il Dna non mente!”, lo stesso Dna che ha portato alla sua condanna all’ergastolo e che ieri lui in aula ha confutato, bollandolo come frutto di un errore.

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