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Massimo Bossetti ergastolo: il duro attacco del suo avvocato alla sentenza della Cassazione

Omicidio Yara Gambirasio: Massimo Bossetti condannato all’ergastolo anche in Cassazione, ma i suoi legali non si rassegnano. “Protesta dei detenuti? La sentenza dice: ‘tu condannato devi scontare la tua pena a prescindere’ e la popolazione carceraria ha capito perfettamente questo. In carcere non ci crede nessuno che Bossetti sia colpevole”, così Claudio Salvagni ha commentato le urla dei detenuti del carcere di Bergamo, dove si trova il muratore di Mapello, che hanno inveito ferocemente contro la giustizia italiana appreso della condanna all’ergasatolo in Cassazione. “E’ stato a tutti gli effetti una sorta di braccio di ferro col sistema, se avesse vinto Bossetti avrebbe messo in discussione il lavoro dei Ris. Non finisce qui, valuteremo se fare ricorso alle Corti sovranazionali e continueremo a cercare elementi che scagionino Bossetti”, ha aggiunto il difensore del 48enne di Mapello durante un intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta”, condotta da Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti, su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano.

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Sulla sentenza della Cassazione contro Bossetti, emessa lo scorso 12 ottobre, Salvagni ha detto: “La mia reazione è stata di assoluto sconcerto, seguito poi da avvilimento e disperazione. Da uomo mi domando se è possibile comminare la pena massima senza concedere mai una chance all’imputato di difendersi. Se l’imputato chiede insistentemente di rifare la perizia sul dna, o l’imputato è un pazzo scriteriato o forse qualche ragione ce l’ha. Una chance si concede a tutti, anche a un animale. Da avvocato sono sconvolto perché questa cosa non sta in piedi. Bisognerebbe ricordarsi che ciò che dice l’accusa non è vangelo. C’è stata un’esaltazione dei Ris che dicono che i pm dell’accusa sono i primi della classe, non possono sbagliare. La contraddizione sulla perizia del dna non può esistere, deve essere risolta. E le sentenze hanno fatto finta di non vedere il problema”. Una sentenza “violenta” quella inflitta a Massimo Bossetti: “Credo che questa sentenza sia di una violenza inaudita. Questa è una sentenza scritta ancora prima di arrivare al processo. E’ stato a tutti gli effetti una sorta di braccio di ferro col sistema, se avesse vinto Bossetti avrebbe messo in discussione l’intero sistema. Anche il fatto che nella requisitoria si sia spostata l’attenzione sulla bravura di una parte del sistema ci ha fatto capire che contro il sistema non si può fare nulla. Se Bossetti fosse stato riconosciuto innocente, si sarebbero trovati di fronte al clamoroso errore dei primi della classe, e inoltre, una volta fuori Bosetti, avrebbero avuto il problema di trovare un altro responsabile”. 

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“Non può finire qui. Valuteremo se fare ricorsi alle Corti sovranazionali e continueremo a cercare elementi che scagionino Bossett”, ha anticipato il difensore di Bossetti, che poi si è espresso sul processo mediatico che ha caratterizzato questa truce vicenda giudiziaria: “La procura e i Ris hanno diffuso dei video per creare il mostro. Su questo ci hanno sguazzato tutti. L’informazione è stata molto indirizzata nel racconto di questo processo, in pochi hanno raccontato il processo per come si è svolto. Se in udienza ci fossero state le telecamere, allora sì che le persone avrebbero visto cosa succedeva in dibattimento. Le parole di Alfano dopo l’arresto di Bossetti? Furono incommentabili, se abbiano avuto un peso non lo so, sicuramente hanno indirizzato i media” verso una posizione colpevolista.

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