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Massimo Bossetti ergastolo: la richiesta dal carcere, in lacrime, dopo la sentenza della Cassazione

Massimo Bossetti condannato all’ergastolo anche in Cassazione per l’omicidio pluriaggravato della piccola Yara Gambirasio che, nei tre gradi di giudizio, ha sempre negato di avere commesso. “Non me l’aspettavo. Non mi hanno dato la possibilità di difendermi”, ha sussurrato lui, appreso della sentenza della Corte di Cassazione emessa alle 22:20 dello scorso 22 ottobre, per scoppiare a piangere mentre le guardie carcerarie cercavano di dargli conforto. Nonostante le prove a suo carico, il carpentiere di Mapello agisce da vittima di un clamoroso errore giudiziario e sostiene che il profilo genetico rinvenuto sugli slip della vittima non è il suo. Bossetti ora chiede di essere trasferito dal carcere di Bergamo ad un altro istituto penitenziario “dove possa lavorare, perché non voglio impazzire”.

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Bossetti dopo una notte di ‘passione’, si è sfogato con il cappellano del carcere cui continuava a ripetere: “Non mi hanno dato la possibilità che chiedevo”, riferendosi all’ennesimo rigetto di effettuare una super perizia sulla traccia di Dna che ha portato alla sua incriminazione, quattro anni fa, e condanna definitiva all’ergastolo. Massimo Bossetti desidererebbe andare magari nel carcere giudiziario di Bollate, dove riuscirebbe a svolgere un’attività, un lavoro. Anche la moglie Marita Comi, la mattina successiva alla sentenza, è andata a trovarlo in carcere.

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Uno dei suoi legali, Claudio Salvagni, dopo la lettura del dispositivo ha ribadito di essere convinto dell’innocenza del suo assistito. C’è tanta amarezza ma la ferma volontà di andare avanti e vagliare la eventualità, lette le motivazioni della sentenza, di fare ricorso alla Corte Europea. Il ricorso della difesa – un fascicolo di oltre 600 pagine in cui sono stati illustrati 23 punti per i quali si chiedeva l’assoluzione dell’imputato o un processo d’appello Bis – è stato respinto perché “inammissibile” dai giudici della prima sezione penale della Suprema Corte di Cassione. Respinto anche il ricorso della procura generale di Brescia contro l’assoluzione di Bossetti (già pronunciata in primo grado dal tribunale di Bergamo nel processo di primo grado) per l’accusa di calunnia nei confronti del collega di lavoro Massimo Maggioni che, subito dopo l’arresto, durante l’interrogatorio Bossetti chiamò in causa indicandolo come possibile autore del delitto.

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