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Massimo Bossetti ergastolo, l’affondo di Roberta Bruzzone: “Non è lui la vittima”

Omicidio Yara Gambirasio, Massimo Bossetti condannato all’ergastolo anche in Cassazione lo scorso 12 ottobre. Il Muratore di Mapello si autoproclama “prigioniero di Stato” e, avallato dai suoi difensori, reputa che la giustizia italiana gli abbia negato la possibilità di difendersi. La difesa ha già annunciato la ferma intenzione di poter fare ricorso alla Corte Europea dei diritti dell’uomo dopo aver letto le motivazioni della sentenza di condanna.

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Una conferma di condanna di cui la criminologa Roberta Bruzzone non si stupisce affatto, come ribadito a Lo Speciale che l’ha intervistata. “Bossetti non è una vittima dello Stato, ma un imputato di omicidio che ben tre gradi di giudizio hanno ritenuto colpevole. Essendo la sua sentenza passata in giudicato, per la Giustizia italiana lui è l’assassino di Yara Gambirasio, dunque responsabile di uno degli omicidi più brutali che siano stati commessi nel nostro Paese. Alla luce delle risultanze processuali ritengo che la sua condanna sia perfettamente proporzionata alla spietatezza del delitto commesso”. A domandaLui però si è sempre proclamato innocente e sostiene che gli sia stata negata la possibilità di difendersi fino in fondo. Non è così?” l’esperta ha risposto: “Non diciamo idiozie, per favore. L’unico vero scandalo è che ci siano ancora persone che si ostinano a farlo passare per una vittima. I giudici non si divertono a condannare gli innocenti e le tesi difensive avanzate dai legali di Bossetti sono state ritenute inconcludenti. Mi pare che abbia avuto tutti gli strumenti a disposizione in questi anni per far valere le sue ragioni, nessuno gli ha mai negato il diritto di difendersi. Credo che quarantacinque udienze in corte d’Assise a Bergamo siano state più che sufficienti per espletare un ottimo contraddittorio. Soltanto alla questione del dna sono state dedicate almeno sei udienze o anche di più. Quindi di cosa stiamo parlando?”. 

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La prova del Dna che ha inchiodato Bossetti nei tre gradi di giudizio è granitica. La Bruzzone lo conferma e lo spiega nel dettaglio: “Non ci possono essere dubbi di sorta sull’appartenenza di quel dna e un’altra perizia non avrebbe potuto aggiungere nulla di diverso. Questa della perizia la ritengo soltanto una boutade mediatica, perché dal punto di vista giudiziario questa questione era già definita nel primo grado di giudizio. Quindi smettiamola con questa storia della perizia negata perché non sta in piedi. Quel dna appartiene a Massimo Bossetti oltre ogni ragionevole dubbio e lo dimostrano anche tutti i vari esami effettuati sulla paternità che hanno confermato come Giovanni Bossetti non fosse il suo padre biologico. Che altro serviva?”. La Bruzzone conclude l’intervista con una affermazione inerente alla personalità del condannato: “Bossetti ha manifestato delle caratteristiche della personalità molto precise, gli permetteranno di vivere in carcere gestendo al meglio la reclusione. Per altro mi lasci passare una nota di colore: nonostante l’ergastolo in primo e in secondo grado l’abbronzatura mi pare sia rimasta la stessa di sempre”. 

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