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Massimo Bossetti moglie: la decisione di Marita Comi dopo la condanna in Cassazione, dichiarazioni inedite

Massimo Bossetti condannato all’ergastolo anche in Cassazione: la moglie del muratore di Mapello rompe il silenzio a poco più di una settimana della sentenza definitiva che ha inflitto il carcere a vita al 48enne padre dei suoi tre figli. “È innocente, lo dico anche ai miei figli. Non lo lascio”, queste le parole di Marita Comi rilasciate in una intervista esclusiva al quotidiano Libero attraverso l’avvocato Claudio Salvagni.

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Marita Comi difende il marito: dichiarazioni inedite dopo la Cassazione

“Se non ne fossi convinta, non sarei certo rimasta con lui”, la moglie di Bossetti ribadisce dunque di essere convinta dell’innocenza del marito. “Massimo è innocente, ed è quello che ripeto ai nostri figli. Lo conosco da quando eravamo ragazzi e so che non mente”, ha detto la donna, 40enne moglie del carpentiere bergamasco. “Ho dei figli che stanno crescendo, se non fossi convinta della sua estraneità all’assassinio della piccola Yara, non sarei certo rimasta con lui”. Marita ha dichiarato che quello attuale è “un momento drammatico per Massimo, per tutti”, e ammette la delusione della famiglia perché sperava “che gli fosse data la possibilità di ripetere la prova del Dna, invece nulla”.

Marita Comi fratello

Massimo Bossetti non accetta la detenzione, ecco perché

Bossetti si trova nel carcere di Bergamo, ma sta per essere trasferito nel penitenziario dove sconterà la pena, a Bollate od Opera, nel Milanese. Lo ha chiesto lui perché in quella struttura potrà lavorare. “Osserva gli altri detenuti, e mi dice che molti di quelli colpevoli alla fine si rassegnano e iniziano un percorso di ricostruzione. Invece Massimo non ci riesce, perché è innocente e quindi non accetta la privazione della sua libertà”. Bossetti, muratore originario di Mapello, è stato condannato all’ergastolo nei tre gradi di giudizio: è lui l’assassino della ginnasta 13enne Yara Gambirasio, assassinata la sera del 26 novembre 2010 nel campo di Chignolo d’Isola e lì trovata cadavere, casualmente, tre mesi dopo. Il Dna trovato sui suoi slip e sui leggings è di Massimo Giuseppe Bossetti. Yara è morta di stenti e di freddo, lasciata agonizzante in quel campo, con diverse ferite da arma da taglio sul corpo e un trauma cranico dal suo killer, che tentò di stuprarla senza riuscirci. Per la giustizia italiana quell’uomo è Massimo Bossetti. Lui continua a professarsi innocente.

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