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Massimo Bossetti spera in riapertura processo ma “il caso è ‘stra’ chiuso”: UrbanPost intervista Roberta Bruzzone

Omicidio Yara Gambirasio: Massimo Bossetti, a un anno dalla condanna in Cassazione che ha confermato per lui l’ergastolo, spera ancora di poter ribaltare la sentenza. Si professa innocente, “prigioniero di Stato”, e in cella sta scrivendo un memoriale (Qui l’articolo completo). UrbanPost ha intervistato la dottoressa Roberta Bruzzone e le ha chiesto un commento in merito, oltre che una analisi delle motivazioni delle sentenze che all’unisono sono state concordi nel ritenere il carpentiere bergamasco l’assassino della 13enne di Brembate. La nota criminologa ci ha spiegato perché a suo giudizio Massimo Bossetti non ha speranza alcuna di far riaprire il caso. Ecco le sue parole:

CASO YARA NEWS BRUZZONE

Massimo Bossetti non si arrende e chiede non vengano distrutti i reperti del suo caso in vista di una possibile futura riapertura della inchiesta 

“Sì sì ho saputo di questo memoriale che sta per essere dato alle stampe, non ho ancora capito se hanno trovato un editore … questo francamente non lo so. Credo che questa ’boutade’ sia anche un po’ il modo per cercare qualcuno che sia disposto a pubblicare il tutto. Sicuramente lo troveranno, non ci sono dubbi … Guardi, non mi sorprende assolutamente questa scelta; esaminando bene la gestione mediatica di questa vicenda, è chiaro che sotto il profilo giudiziario il caso è ‘stra’ chiuso e non ci sarà mai modo di riaprire questa vicenda perché, conoscendo bene le tre sentenze, e con particolare riferimento alla Cassazione, le assicuro che le argomentazioni difensive sono state fatte a brandelli sotto ogni punto di vista scientifico e giuridico. Quindi non c’è nessuna strada percorribile”.

Quindi la difesa di Massimo Bossetti non avrebbe ragione di sperare nella revisione del processo

“Assolutamente no. Che loro continuino a far parlare del caso e cerchino ancora di poter dire qualcosa, attraverso chiaramente iniziative non di tipo giudiziario, non mi stupisce assolutamente. Ne hanno piena facoltà.”

In una recente intervista l’avvocato Claudio Salvagni ha accennato a delle non meglio specificate ‘piste alternative’ alle quali lui e il suo team starebbero lavorando

“Ancora parlano di piste alternative? Dopo 5 anni …? Io ho sentito parlare di piste alternative praticamente dal 2014 e mi pare che siano tutte finite nello stesso posto, cioè da nessuna parte”.

Attorno alle molteplici richieste di una perizia sul Dna – mai concessa – si è creato un vero e proprio caso mediatico

“Chiariamo questa questione una volta per tutte: nel dibattimento di primo grado la questione Dna è stata quella maggiormente trattata con tutte le garanzie del caso, e con tutti gli elementi possibili e immaginabili. Ai difensori di Bossetti sono stati dati addirittura i dati grezzi della lavorazione del profilo genetico quando venne individuato; cioè, voglio dire, se ci fossero stati elementi dirimenti io mi sarei aspettata una consulenza tecnica scritta da parte dei loro consulenti e invece … Ebbene, una cosa che dicono proprio i giudici di Cassazione è questa: come mai, a fronte di una serie di lamentele dei difensori su questo punto, i consulenti tecnici – che pure c’erano e anche di valore, i dottori Sarah Gino e Marzio Capra – non hanno mai depositato una riga di relazione? Non è che si va davanti alle telecamere per chiedere una perizia; chiederla in un contesto giudiziario vuol dire dimostrare in maniera concreta e scientificamente affidabile che l’accertamento non sia stato condotto nella maniera corretta, e a quel punto chiedere una rinnovazione di quel confronto attraverso la nomina di un soggetto terzo ma se io non dimostro che l’accertamento è stato condotto in maniera scorretta, la perizia non mi verrà mai concessa. Queste sono le regole del processo. Poi davanti alle telecamere uno può raccontare tutte le favole che vuole ma il punto è quello, ecco perché la perizia è stata sempre negata, perché non c’è mai stata una documentazione scientificamente affidabile che dimostrasse in qualche modo la scorrettezza del metodo utilizzato, ecco. Queste sono le regole, regole che questi signori conoscono molto bene.”. 

Per molti dei non addetti ai lavori, complice anche la veste mediatica che ha ammantato questo caso, il ripetuto diniego della richiesta di perizia sul Dna è stato interpretato quasi come un ‘dispetto’ all’imputato 

“Le assicuro che nessuno ha voluto fare un dispetto a Bossetti, tanto meno i giudici, e cercare di insinuare questo convincimento è qualcosa di molto grave, soprattutto per chi come me lavora in questo tipo di ambito e sa benissimo che non è che i giudici danno o non danno le perizie per dispetto … Le concedono nel momento in cui hanno davanti una documentazione che metta in discussione l’accertamento svolto, ci siamo? La perizia costa, bisogna motivarla, e nel caso in oggetto la motivazione non c’è mai stata. Le dico che il genetista Capra, che è stato sentito diffusamente in dibattimento, non ha mai depositato una relazione tecnica. E lo evidenziano anche i giudici di Cassazione nelle motivazioni della sentenza … come mai addirittura il tecnico, in particolare Capra, non ha firmato insieme ai difensori una parte del ricorso in Cassazione, quella dedicata al Dna? Come mai la firmano due avvocati e non il genetista? Queste sono cose che hanno scritto i giudici.”. 

massimo bossetti processo d'appello

Parliamo un momento per ipotesi, Dottoressa: secondo lei la difesa cosa avrebbe sperato di dimostrare se le fosse stata concessa la succitata super perizia sul Dna?

“Ragioniamo: noi abbiamo il Dna di Bossetti, poi quello del padre ‘legale’, Giovanni Bossetti, e i due Dna non sono compatibili; quando hanno fatto la valutazione sul Dna di Ignoto 1, arrivando attraverso tutta una serie di complesse traversìe a Guerinoni, lo individuarono come padre biologico di Bossetti. Il Dna di Ignoto 1 (all’epoca dei fatti Bossetti era sconosciuto alle indagini ndr) sul corpo di Yara era stato isolato nel marzo 2011 ma Bossetti viene arrestato nel giugno 2014. Se ci fosse stato un obiettivo su Bossetti non ci sarebbero voluti quasi quattro anni per arrivare a lui, le pare? È stata una richiesta costosissima di Dna, di confronti, una roba davvero molto impegnativa e che non ha precedenti nella storia dell’investigazione secondo me mondiale. Quindi, quando arrivano a Bossetti tramite Guerinoni e poi tramite la Ester Arzuffi, è chiaro che poi lì successivamente all’arresto di Bossetti è stata fatta tutta una serie di altre valutazioni. La famiglia Bossetti – è emerso anche in dibattimento – ha fatto eseguire nuovamente gli accertamenti genetici e anche quelli hanno confermato che i due figli gemelli Massimo Giuseppe e Laura Letizia non erano figli di Giovanni Bossetti, e addirittura nemmeno il terzo figlio …ma quest’ultimo non è nemmeno figlio di Guerinoni! Ora, nel momento in cui quello è il suo Dna, nell’esame genetico la comparazione esclude che Bossetti Giovanni sia il padre di Massimo Giuseppe Bossetti ma, scusi, quante altre prove del Dna bisogna fare? Per sapere che cosa? Se io vado a (ri)esaminare quel Dna – posto che non fosse assolutamente necessario perché l’esame di quel profilo genetico è avvenuto nel rispetto di tutti i protocolli ritenuti affidabili a livello internazionale, e non c’era dunque motivo di metterne in dubbio il risultato – laddove ci fosse stato un motivo, quel motivo avrebbe dovuto essere espresso in maniera scientifica, cosa che non è mai avvenuta.”

Una prova più che granitica, dunque 

“Si aggiungano poi riscontri ulteriori che confermavano che quel Dna è il suo e che effettivamente quel profilo genetico è di Massimo Giuseppe Bossetti e che lui è figlio di Giuseppe Guerinoni, non di Giovanni Bossetti. Quindi quel Dna trovato sulle mutandine di Yara appartiene a Massimo Giuseppe Bossetti, su questo non ci possono essere dubbi di sorta. E siccome escludo l’esistenza di un terzo gemello cattivo – immagino poi che Ester Arzuffi l’avrebbe dichiarato – se vogliamo parlare di Scienza, va bene, se invece vogliamo parlare di Fantascienza astrattamente tutto è possibile, insomma. Anche un alieno, perché no?”.

Al di là del Dna, su cui si è concentrata l’inchiesta, vi è tutta una serie di indizi gravi che rafforzano la prova regina 

“Sì, il Dna in qualche modo è la pietra centrale poi c’è tutto il resto: il furgone era il suo, e anche questo è emerso nel dibattimento; la cella telefonica, l’ultima che aggancia, era lì; la moglie non sa che cosa avesse fatto quella notte – e lo dice chiaramente intercettata in carcere –  non lo sa e non lo ha mai saputo … Le versioni che lui rende! Addirittura si ricorda che quella notte di tre anni e mezzo prima il cellulare gli si era scaricato … Lei si ricorda se il suo cellulare si è scaricato quattro anni fa? Quello purtroppo è un uomo che ha dei gusti sessuali precisi … le ricerche sul computer, per carità, successive all’evento, però altamente significative … e le lettere in carcere alla signora Gina che sono un documento preziosissimo nella vicenda giudiziaria e testimoniano comunque un certo tipo di gusti sessuali. Cos’altro ci serve, la prova video?”. 

La difesa di Bossetti non si dà per vinta, nonostante tutto

“A mio modo di vedere i difensori continueranno ad insistere finché camperanno. Lo facessero, nessuno glielo impedisce. Noi però non siamo obbligati a dargli alcun credito e attenzione. Siamo liberi di non credergli …”.

inchiesta yara gambirasio

 

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