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Massimo Bossetti, Anna Vagli oltre il Dna: le altre prove che hanno portato alla sua condanna

Omicidio Yara Gambirasio: Massimo Bossetti auspica la riapertura del processo e la scrittrice e criminologa Anna Vagli è tornata ad occuparsi del caso, esprimendo – con un articolo per La Gazzetta di Lucca – il suo parere professionale sulla possibilità che i legali del muratore bergamasco possano davvero arrivare ad ottenere la revisione del processo. A 9 anni dai terribili fatti che videro morire in una maniera orrenda la 13enne di Brembate, infatti, nonostante una sentenza passata in giudicato si parla ancora di questa terribile vicenda.

Massimo Bossetti non otterrà la revisione del processo: il parere della criminologa Anna Vagli

«Massimo Bossetti ha ucciso la ginnasta di Brembate al di là di ogni ragionevole dubbio. Nonostante qualsiasi tipo di mistificazione, suggestione o schieramento innocentista, l’unica ad essere privata dei piaceri, degli affetti e di tutto ciò che di bello e meraviglioso la vita può offrire è Yara Gambirasio» – ribadisce la criminologa, fermamente convinta della colpevolezza del carpentiere di Mapello«È novità di queste ore come la Corte d’Assise di Bergamo abbia concesso alla difesa di Bossetti l’attività di ricognizione sui reperti, in specie slip, leggins, scarpe, giubbotto e campioni di DNA. In tal senso, gli avvocati si dichiarano pronti a chiedere come step successivo l’autorizzazione a nuove analisi del profilo genetico “Ignoto 1”. Queste ultime, secondo i legali, dimostrerebbero infatti che il DNA trovato sugli slip di Yara non apparterrebbe a Bossetti, deponendo così in favore di una riapertura del processo». La possibilità che le eventuali nuove analisi scientifiche su quel Dna possano produrre un risultato diverso da quello che tutti conosciamo, per Anna Vagli è pressoché nulla: «A mio avviso, sulla base di quello che dice il nostro codice di procedura penale, non potranno ravvisarsi gli estremi per una revisione […] Nella fantasmagorica ipotesi in cui venga disposta una nuova perizia sul DNA, sono fermamente convinta che questa non farebbe altro che confortare il primo risultato raggiunto (Ignoto 1=Massimo Bossetti ndr) … ».

inchiesta yara gambirasio

Oltre il Dna: gli indizi che hanno portato alla condanna di Massimo Bossetti

La disamina della criminologa Vagli passa dunque a considerare alcuni tra gli indizi che hanno inchiodato Bossetti nei tre gradi di giudizio che hanno confermato la condanna all’ergastolo. «Come più volte ho avuto modo di spiegare non c’è soltanto la prova del DNA ad inchiodare il Bossetti ma numerosi indizi che vanno a confortarla. A titolo esemplificativo, se nei primi interrogatori il muratore di Mapello continuava a ripetere di non capacitarsi come le sue tracce biologiche fossero state rinvenute sugli slip di Yara, nei successivi sollevava sospetti sul collega Massimo Maggioni. Bossetti, noto in paese come ‘il favola’, sosteneva che il socio di suo cognato fosse sessualmente interessato alle bambine in età scolare e, spinto da profondo rancore, avrebbe ucciso la ragazzina contaminandone il cadavere con il suo stesso DNA». Oltre all’aver cercato di instillare nella magistratura il sospetto su altri soggetti, Bossetti secondo le tre sentenze che lo hanno condannato ha fatto delle inequivocabili ricerche online a contenuto pedo pornografico, e ha scritto delle lettere dal contenuto scabroso ad una detenuta del carcere di Bergamo, mai vista né conosciuta dal vero, in cui tornò a palesare i suoi particolari gusti sessuali di contenuto affine alle keyword rinvenute nel suo pc.

bossetti lettere scabrose alla detenuta gina

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Le lettere scabrose alla detenuta Gina

«Paradossalmente Bossetti ha smentito categoricamente di aver visionato certi siti» – puntualizza Anna Vagli – «Peccato però che le sue preferenze sessuali fossero compatibili con quanto manifestato nelle lettere a Gina in carcere […] La corrispondenza tra i due era ricca di nomignoli e fantasie sessuali (ivi comprese le preferenze per le parti intime depilate). Il muratore era stato da poco arrestato e su di lui gravavano già accuse pesanti come macigni. A mio avviso, tali lettere mostrano come il condannato avvertisse pulsioni sessuali di un calibro non arginabile neppure in un contesto come quello della reclusione carceraria». A questi pesanti indizi si aggiunga quello delle polveri rinvenute nei polmoni della vittima: «Le particelle di calce (riconducibili ad un cantiere edile ndr) rinvenute nei polmoni di Yara, il fatto che quel giorno Bossetti non fosse andato a lavoro e l’evenienza per la quale, dopo aver agganciato la cella di via Natta nell’orario in cui Yara usciva dalla palestra, il suo telefono risulta spento fino alla mattina dopo». 

Marita Comi fratello

Quando Bossetti invitava la moglie ad andare in televisione: «La nostra quota è sempre sui 25mila euro» 

«Per non parlare delle intercettazioni ambientali in carcere» – aggiunge la criminologa, che ricorda quando Bossetti invitava Marita a farsi intervistare in tv – «ove Bossetti spinge la moglie ad andare in televisione per lucrare sulla vicenda: ‘La nostra quota è sempre sui 25 000 euro a Matrix’ […] ‘Sai quanti vorrebbero assumersi il mio caso? Mi conoscono in tutta Italia. È il caso più pagato fuori dalla Elena Ceste’. Insomma, quello del muratore non sembra proprio il comportamento di un soggetto disperato che grida a gran voce la sua innocenza. Infine, anche la linea difensiva tenuta in ordine alla prova scientifica, denunciante una creazione artificiosa del profilo genetico in laboratorio, fa acqua da tutte parti. Si è arrivati a Massimo Bossetti tramite Giuseppe Guerinoni. Il DNA isolato sugli slip e sul gluteo di Yara (guarda caso proprio in prossimità di zone erogene) è stato attribuito in prima battuta ad Ignoto 1, e non al muratore di Mapello al quale si è giunti dopo un lavoro certosino durato anni». 

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