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MasterChef Italia 5: Intervista alla concorrente Rubina Rovini di Peu de Piment

È cresciuta in Toscana ma la sua mamma ha origini pugliesi, sul suo blog personale, Peu de Piment, si definisce ‘amante della buona tavola e dei piatti tipici della tradizione‘. Rubina Rovini è una delle 20 concorrenti di MasterChef, lo show culinario nato in Gran Bretagna trasmesso sui canali SkyUno e Cielo. La scorsa puntata, andata in onda giovedì 11 febbraio 2016, ha dovuto gareggiare con alcuni dei concorrenti più forti di questa stagione. Dopo l’uscita dalla cucina di MasterChef, Rubina non si è fermata un attimo. Sui social è seguitissima, la sua pagina Facebook conta 26.000 Mi Piace e tantissimi commenti dei suoi fan. Noi di UrbanPost l’abbiamo intervistata e ci siamo fatti svelare qualche aneddoto su un possibile ripescaggio e soprattutto sull’aria che si respira cucinando davanti a così tanti spettatori. Ecco cosa ci ha risposto!

Perché hai deciso di partecipare alle selezioni di MasterChef?

In realtà è stato un caso. Le mie amiche mi prendevano scherzosamente in giro, dicendomi che avrei
iniziato a capire qualcosa quando avrei cucinato per professione, perché fare un lavoro che non mi rendeva felice non mi valorizzava. Ho sempre seguito il programma (rosicando anche un po’ per i concorrenti che si trovavano nella MasterClass), ma mai avrei immaginato di poter entrare a farne parte. Il giorno in cui aprirono le candidature venni tempestata da loro di messaggi e condivisioni sui social, affinché mi iscrivessi. Inviai la candidatura e, dopo poco, ricevetti la tanto ambita chiamata.

Dove si impara così bene a cucinare? Rivelaci il tuo segreto!

La mia prima fonte di apprendimento è stata mia nonna. La tradizione è fondamentale e, per quanto
riguarda la mia filosofia di cucina, è onnipresente. La cucina è passione e amore, ma anche tanto spirito di sacrificio, dedizione, studio, tenacia. Studio molto, provo, sperimento, chiedo consigli, rompo le scatole anche ai ristoratori quando mangio un piatto buono. Si impara bene a cucinare se non ci si arrende…Perché è una materia in cui è impossibile sentirsi “esperti”, è infinita ed in continua evoluzione.

E il tuo piatto preferito? 

Amo i risotti. Trovo il riso un ingrediente magico, versatile, poliedrico. E’ profumato e saporito ma allo
stesso tempo delicato, che si sposa bene con qualsiasi cosa. Riesco ad utilizzarlo come una “tela”, su cui
dipingo i colori e sapori. Ed il riso costituisce la parte che rende tutto armonico. Uso anche risi diversi, che trovo interessantissimi per piatti esotici o in umido.

Questa è la tua prima esperienza davanti alla telecamera. È difficile cucinare davanti a milioni di persone?

Nella MasterClass non si ha la percezione dei milioni di telespettatori che ci seguiranno da casa, quando
viene messo in onda. Quindi, staff a parte, non ho mai visto altro che gli ingredienti da cucinare.

E i giudici di MasterChef sono ‘cattivi’ come appaiono in tv? Qual è il tuo preferito?

I giudici criticano i nostri piatti per farci crescere. Per cui ho sempre apprezzato anche le critiche più dure, da parte loro. Per me è un onore aver avuto la possibilità di far assaggiare loro i miei piatti. Il mio preferito è indiscutibilmente Cannavacciuolo. Trovo che abbia uno spiccato lato umano, che va oltre la trasmissione e il ruolo di giudice che riveste. E’ facilmente percettibile, anche quando critica aspramente una preparazione, l’atteggiamento quasi fraterno con cui vorrebbe dirti – Ma che hai combinato? –

Con quali concorrenti hai invece legato di più?

Siamo tutti legati indissolubilmente da quest’esperienza. E’ incredibile convivere h24 con persone che
amano la cucina. Abbiamo parlato di cibo, cucinato insieme nei momenti di pausa, frequentato ristoranti per apprendere nuove tecniche, riso e pianto insieme. E’ impossibile non essere tutti legati.

Chi butteresti giù dalla torre a questo punto della gara o per un possibile ripescaggio? Perché?

Adesso sarebbe difficile identificare una persona in particolare. Gli anelli deboli sono ormai fuori gara ed è evidente che le persone rimaste, per un motivo o per un altro, hanno ancora qualcosa da raccontare.

Dacci una piccola anticipazione sulla vittoria di questa quinta stagione. Se dovessi classificare la vittoria con un aggettivo cosa diresti?

Ho letto sui social che, in molti, definiscono questa edizione quella dei casi umani. Non so se questo sia un pregio o un difetto dell’edizione, ma effettivamente sono uscite, in modo a volte prevalente, le vicende personali di alcuni di noi, ovviamente per scelta dei diretti interessati. Mi sarebbe piaciuto che fosse stata un’edizione di “tradizione ed innovazione”, tema peraltro molto attuale, ma non sarebbe la definizione più indicata quest’anno.

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