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Matteo Barbieri: agonia prima di morire, macabri dettagli e troppe cose che non quadrano

Matteo Barbieri scomparso a Roma: il 18enne di cui si erano perse le tracce nella notte a cavallo tra l’11 e il 12 luglio scorsi è stato trovato morto venerdì scorso. Il suo corpo senza era in una scarpata sulla via Braccianese. Poco distante c’era la sua moto, a bordo della quale si era allontanato la sera della scomparsa una volta finito il turno di lavoro nel ristorante ‘I capperi’, presso il quale lavorava, alla Balduina. L’ipotesi principale al vaglio degli inquirenti è quella del decesso causato da un incidente stradale, sebbene vi siano diverse circostanze sull’accaduto ancora tutte da chiarire e foriere di interrogativi e dubbi.

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In queste ore iniziano a trapelare alcune indiscrezioni sulla vicenda: pare che Matteo abbia agonizzato a lungo prima di morire, e che dopo avere impattato contro un albero (questa l’ipotesi tuttora al vaglio) abbia avuto la lucidità e la forza di sfilarsi il casco integrale, nonostante il grave trauma cranico causato dal violento urto con un albero o con una radice. È ciò che è emerso dalla autopsia. Questa la dinamica dei fatti secondo il medico legale. Viene però da chiedersi come sia stato possibile che dalla sera della scomparsa, quando ha avuto l’incidente, al giorno del ritrovamento, siano passati otto giorni durante i quali nessun automobilista e/o passante si sia accorto del cadavere del ragazzo e della moto nel fosso. I genitori, gli amici e gli investigatori lo avevano cercato per tutta la zona anche con un drone che dall’alto ha sorvolato l’area, ma nessuno aveva notato niente. E’ stato un contadino, venerdì pomeriggio, a scorgerlo e dare l’allarme. L’atroce dubbio adesso si fa sempre più opprimente: e se, soccorso in tempo, si fosse salvato?

Nemmeno i titolari del chiosco che vende frutta e verdura nella piazzola distante un centinaio di metri dal luogo del ritrovamento metri dal punto dove è stato trovato morto, hanno visto né sentito nulla. Come è possibile? Poi c’è anche un altro giallo: non è stato ritrovato lo smart–watch marca Huavei di Matteo. Gli inquirenti hanno rinvenuto soltanto il cinturino accanto alla moto ma non la cassa. C’è dunque bisogno di fare ulteriori accertamenti; nei prossimi giorni, infatti, saranno esaminati i vestiti di Matteo dal fine di estrapolare eventuali tracce di dna appartenenti a terze persone, ed un entomologo forense effettuerà l’esame delle larve cadaveriche per stabilire il giorno e l’ora esatta del decesso.

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