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Matteo Cagnoni ergastolo, come uccise la moglie: particolari sconcertanti nelle motivazioni della sentenza

Omicidio Giulia Ballestri news oggi: ergastolo anche in appello, il 26 settembre scorso, per il marito Matteo Cagnoni. Si apprende in queste ore che la Corte d’Assise d’Appello di Bologna ha depositato le motivazioni della sentenza che ha confermato la medesima condanna del primo grado a carico del dermatologo dei vip. Si tratta di un faldone di circa 180 pagine nel quale la Corte giudicante argomenta siffatta decisione. Atroci i particolari emersi.

omicidio giulia ballestri

La mattina del 16 settembre 2016, Giulia Ballestri fu attirata dal marito con l’inganno nella villa abbandonata di proprietà della famiglia, a Ravenna, dove l’uomo la massacrò a bastonate con una ferocia inaudita. La povera vittima, 39enne madre di tre bambini, morì lentamente, di stenti, soffocata dal suo sangue dopo un feroce pestaggio. Cagnoni ha assistito alla sua agonia, l’ha denudata per infliggerle una ulteriore umiliazione. Scrivono i giudici, inoltre, che in quanto non killer professionista il dermatologo ha compiuto tutta una serie di ‘passi falsi’ che hanno permesso agli investigatori di metterlo con le spalle al muro. Il noto medico ravennate si è fatto riprendere dalle telecamere davanti alla villetta luogo del massacro, ha ‘firmato’ il delitto lasciando due impronte palmari sul sangue della moglie e dopo il delitto ha innescato l’allarme della villetta prima di allontanarsi.

Omicidio Giulia Ballestri news quarto grado

Recita la sentenza che «Il quadro indiziario è talmente grave e univoco che non possono sussistere di fatto reali dubbi sulla prova piena della responsabilità dell’imputato» che all’epoca di fatti si stava separando dalla moglie, suo malgrado. Ossessivo e follemente geloso, aveva concesso alla donna la separazione ma non senza riluttanza. Cagnoni «Non accetta, questo è il punto centrale a parere di questa Corte, la perdita del potere su di lei. Lo stereotipo culturale alla base della cosiddetta violenza di genere (…) appare permeare il sentire dell’imputato. (…) A più di tre anni di distanza dall’omicidio l’imputato non è riuscito a proferire una sola parola di pentimento. (…) Tale violenza di genere, sia di carattere fisico che psicologico, deve essere considerata come una forma di violenza specifica, che colpisce la donna nella sua identità di genere: cioè proprio in quanto donna e all’interno di un discorso di progressiva sopraffazione instaurato nel contesto di una relazione di prossimità con l’autore, uomo, del reato …».

Omicidio Giulia Balestri Foto segnaletica Matteo Gagnotti

L’assenza di pentimento per avere commesso un delitto così feroce fa dell’imputato un soggetto incapace di “revisione critica del proprio crudele comportamento”, da qui la negazione delle attenuanti generiche e anzi il riconoscimento delle aggravanti della crudeltà e della premeditazione. E poi il bastone usato per «fracassare la testa alla moglie» e che, grazie a un accertamento botanico, è stato ricondotto ai pini della sua villa di Marina Romea. Il medico ha voluto infliggere alla vittima atroci sofferenze e ciò «è indice di raccapricciante cinismo e particolare crudeltà. (…) E indice di efferatezza e mancanza di pietas è anche la spoliazione della vittima, compiuta all’evidente e unico fine di infliggerle un’ultima umiliazione e posta in essere quando la donna era ancora viva. (…) Il disturbo di personalità (nel caso di specie narcisistico) non ha comportato una valutazione di incapacità patologica». Motivo per il quale in Appello è stata respinta la richiesta di perizia psichiatrica presentata dalla difesa.

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