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Matteo Renzi: il suo Governo stretto in una tagliola

A Palazzo Madama si sta consumando probabilmente uno delle pagine più temute del Governo Renzi. Le opposizioni e parte dello stesso partito del premier, il PD, hanno creato uno stallo della riforma-simbolo del presidente del consiglio. Al ddl Boschi sono stati infatti presentati più di 8.000 emendamenti. Il Parlamento di fatto è bloccato da settimane. La riforma costituzionale, le legge elettorale, la questione delle preferenze, sono temi fondamentali per la governabilità del nostro Paese, ma a preoccupare gli italiani è soprattuto l’economia che sembra non riprendersi.

Riforma Senato stagnante

La Confcommercio ha stimato che il Pil del 2014 allo 0,3%, consistente nel dato più alto indicato dagli analisti italiani e internazionali, ma uguale a quello previsto dal fondo Monetario internazionale. Bankitalia e Confindustria prevedono un Pil intorno allo 0,2%, mentre, secondo l’Inps, il Prodotto interno lordo potrebbe ancora risultare stagnante o addirittura in recessione. La disoccupazione è in aumento e ha toccato il 13% , con il record del 43% di quella giovanile. Sul fronte dei consumi, nonostante il bonus di 80 euro, questi non ripartono e i conti pubblici risentono della mancata ripresa. Tutti gli osservatori concordano sulla necessità di una manovra correttiva a settembre.

Matteo Renzi gode di un forte consenso nazionale confermato dai sondaggi e venuto fuori nelle elezioni europee, ma la strada sembra tutta in salita adesso per lui. In Europa la richiesta della flessibilità di un patto di stabilità gli avrebbe fatto perdere le simpatie di Angela Merkel e con lo stesso presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, la trattativa sull’Alto rappresentante per gli Esteri della Ue è senza certezze. La stampa nazionale ha cominciato una campagna critica verso il premier, il Corriere della Sera più volte lo ha invitato a percorrere fatti e non parole per le riforme. Uno dei maggiori azionisti del Corriere, Diego della Valle, ha dichiarato: “la Costituzione non può essere cambiata dall’ultimo arrivato col gelato in mano”. Campanelli d’allarme? Il premier potrebbe fare delle riforme elettorali il “casus belli” e andare a votare già a primavera prossima, forte dei sondaggi che al momento lo danno vincitore. Oppure, altra ipotesi, potrebbe delinearsi la necessità di un Governo tecnico che facesse la manovra correttiva già in autunno che allontanerebbe il voto anticipato.

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