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Matteo Renzi incalza Letta: “Riforme, lavoro ed Europa, altrimenti Pd fuori da maggioranza”

Dopo la clamorosa uscita dall’Esecutivo da parte di Forza Italia, seguita dalla decadenza da Senatore del suo leader Silvio Berlusconi, c’è ancora burrasca nelle acque del Governo Letta. L’equilibrio tanto anelato sembra non raggiungersi mai.Enrico Letta

E’ infatti la volta di Matteo Renzi. Lo abbiamo sentito confrontarsi – venerdì sera su Sky – con i suoi antagonisti, Cuperlo e Civati, nella corsa per aggiudicarsi il titolo di Segretario del Partito Democratico in vista delle Primarie dell’8 dicembre; toni accondiscendenti, i suoi, nei riguardi dell’operato del governo ma ieri 1° dicembre, una svolta repentina. Da ‘amico’ del governo quale si era presentato la sera prima, è improvvisamente tornato su posizioni a dir poco critiche, lanciando un monito (dalle pagine di Repubblica) ad Enrico Letta che suona come un ultimatum: Con me il Pd volta pagina, la mia forza mi consente di porre tre condizioni al governo (riforme-lavoro-Europa), se le accoglie bene, altrimenti dico addio alla maggioranza”.

La replica del ministro degli Interni Angelino Alfano non si è certo fatta attendere: “Se Renzi ha l’obiettivo di prendere la sedia di Letta lo dica con chiarezza senza girarci attorno come si faceva con la vecchia politica”. Ed è scoppiata la bufera. Il Sindaco di Firenze ha (involontariamente?) creato scompiglio, facendo ulteriori pressioni al Presidente del Consiglio che proprio oggi si appresterà a salire al Colle per definire con Napolitano i tempi e i modi del prossimo voto di fiducia alla sua nuova maggioranza, un ‘passaggio parlamentare’ che dovrà sancire la ‘discontinuità’ del nuovo assetto politico che, Letta lo ha lasciato intendere nei giorni scorsi, sarà calendarizzato dopo le Primarie Pd. E mentre il ministro per i Rapporti con il Parlamento Franceschini assicura: So che non farà cadere il governo, lo pungolerà dall’esterno. C’è un’intesa tra Enrico e Matteo, sono amici da tanti anni”, lo stesso Renzi fa una parziale retromarcia: “Non stiamo dicendo ora non più larghe intese, tutti a casa. Non stiamo dicendo questo. Ci sono cose giuste e banali che da 20 anni in Italia non si fanno. Queste tre cose riusciamo a farle o no?”. L’unica cosa certa, in questo clima di dichiarazioni e parziali smentite, è che il risultato del voto dell’8 dicembre sarà la chiave di volta per mezzo della quale molti nodi giungeranno al pettine, e il Pd di Matteo Renzi – qualora uscisse vincitore dalla contesa elettorale – parlerà e chiederà ad Enrico Letta di porre l’accento sulla riduzione dei costi della politica, il lavoro e l’Europa della crescita.

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