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Matteo Renzi rinnova gli 80 euro e svela la sua strategia da Barbara D’Urso

Matteo Renzi ieri è andato a Domenica Live. Ospite di Barbara D’Urso il premier ha promesso l’estensione del bonus di 80 euro alle mamme e si è reso coprotagonista di un discusso selfie in compagnia della conduttrice. Questa la cronaca. Ma Renzi ieri ha messo ancora una volta a nudo la sua strategia politica e comunicativa. A mio avviso è una tattica molto trasparente, che non viene sottolineata dai suoi sostenitori per non rovinargli il gioco e neppure dai grillini, che invece sono troppo impegnati a inseguire le scie chimiche per guardare la situazione con un minimo di realismo. La strategia del premier si gioca su due punti.

Matteo Renzi e Barbara D'Urso

A) Promettere. O annunciare. O addirittura mentire. In questi mesi Matteo Renzi ha propinato uno stock di promesse agli italiani che sembrano annunci made in China: tanti, tutti uguali, tutti difettosi. Buona parte di questi intenti Renzi non li ha rispettati e non li rispetterà. Ma sulla tomba di ogni promessa mancata il premier ne butta un’altra, e un’altra, e un’altra ancora. Renzi gioca al rialzo sempre, sperando non arrivi mai il momento di fare i conti. Questa strategia l’aveva applicata anche Tony Blair, faro politico del segretario PD, anni fa nel Regno Unito. I primi anni li aveva passati a promettere e solo dal 2001, data di inizio del suo secondo mandato, iniziò a portare a casa i primi risultati. Insomma, la tattica di Renzi ha dei precedenti e non è detto non possa funzionare. Di certo non lo farà nei tempi e nei modi che annuncia lui.

B) Infastidire. Il premier sa che la sua forza è quella di essere un po’ più fresco e un po’ più scaltro del resto del sistema politico attuale. In realtà il suo è un gruppo di potere come tutti gli altri, che mira a dominare le posizioni chiave esattamente come gli altri, ma a differenza dei concorrenti il suo punto vincente è quello di essere leader di un team percepito come innovatore. E di cosa hanno bisogno gli innovatori? Di nemici. Altrimenti, se non ne avessero, sarebbero già establishment. Renzi establishment lo è da un pezzo, ma deve continuare ad apparire innovatore. Quindi deve avere nemici. Per questo blocca il discorso politico su temi di scontro come l’articolo 18 (“i sindacati sono vecchi”. Vero, ma tu mica sei giovane…) o i tagli alle Regioni (“devono tagliare gli sprechi”. Vero, ma perché rispondere da cafone – “Tanto poi gli passa” – quando ti dicono che anche i Governatori in gamba sono sul piede di guerra?). Anche il selfie con la D’Urso, un gesto compiuto appositamente per far discutere i fan della politica old-style, è un mezzo per creare venti di guerra attorno alla sua persona.

La prima parte della strategia renziana la trovo sensata. I tempi dei media vogliono soluzioni rapide a problemi complessi. Questo non è possibile, ma in qualche modo un politico con un progetto – ammesso che il premier ne abbia uno – deve tenersi a galla. Renzi ci riesce benissimo e speriamo sappia quello che fa. Invece la ricerca ossessiva di nemici è ipocrita e cialtrona, perché non serve ad un confronto costruttivo, ma solo a dare al premier l’aura mediatica di ciò che non è più da un pezzo: il paladino dell’innovazione che combatte da solo contro i poteri forti.

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