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Mattia Mingarelli trovato morto nel bosco: attenzione puntata sul titolare del rifugio che lo ha visto per ultimo

Mattia Mingarelli news: è ancora avvolta dal mistero la morte del 30enne comasco scomparso lo scorso 7 dicembre e rinvenuto senza vita la vigilia di Natale in un bosco di Chiesa in Valmalenco, in provincia di Sondrio. Se infatti in un primo momento si era parlato di “assenza sul corpo di segni di violenza” che portavano ad escludere l’omicidio, tuttavia ci sono degli aspetti legati alle risultanze dell’esame autoptico che tenono in piedi ancora dei dubbi circa le cause e modalità di morte del ragazzo.

Mattia Mingarelli ferite sul cranio: ancora poco chiara la causa di morte

In realtà l’autopsia avrebbe rilevato delle importanti fratture al cranio (occipitali ed orbitali) altamente riconducibili ad una caduta durante un’escursione. Quelle ferite, però, potrebbero anche essergli state procurate con un corpo contundente. Ecco dunque che le indagini del Ris di Parma vanno ancora avanti per risolvere il dubbio. La Procura di Sondrio al momento non se la sente di scartare alcuna ipotesi. La morte di Mattia potrebbe essere stata provata da una caduta accidentale, ma l’atto volontario – omicidio e occultamento di cadavere – non si può ancora escludere. Si attendono adesso i risultati delle analisi sul Dna e sul pc e cellulare della vittima, quest’ultimo ritrovato tra la neve da Giorgio Del Zoppo,  il titolare del rifugio ‘Barchi’.

Attenzione puntata sul titolare del rifugio: Giorgio Del Zoppo ultimo a vedere Mattia

L’uomo non è indagato, tuttavia l’attenzione degli inquirenti è concentrata su di lui, titolare del rifugio alpino presso il quale Mattia Mingarelli si era trasferito per trascorrere qualche giorno di vacanza. Il signor Giorgio è l’ultimo ad averlo visto in vita e i Ris gli hanno sequestrato tutti i dispositivi elettronici a lui in uso per analizzarli. “Non ho nulla da nascondere”, ripete lui ai cronisti che lo hanno avvicinato in questi giorni. “Si sono portati via un computer, quello che uso per ascoltare la musica – ha detto a Il Giorno il gestore 49enne – due smartphone, alcune chiavette usb. Mi hanno chiesto se avessi un altro cellulare, oltre a quello di cui sapevano, e senza difficoltà ho detto che ne avevo un altro che non mi funzionava e che, da poco, avevo gettato nel cestino dei rifiuti. Non ho niente da nascondere perché non ho fatto nulla di male. Se posso rendermi utile per risolvere il caso sono solo contento”. “A me spiace per quanto successo, ma io a Mattia, che avevo incontrato la prima volta due anni fa e poi il giorno della scomparsa, non ho fatto nulla di male. Non sono uno stinco di santo, lo ammetto, ma da qui a pensare anche solo per un momento che possa avergli fatto del male ce ne passa. Gli ho aperto la porta anche se ero chiuso, perché stavo eseguendo alcuni lavori, e abbiamo bevuto insieme due calici di vino e fatto uno spuntino. Io ho la coscienza tranquillissima […] Per me è stato vittima di un incidente. 

Il giallo di Mattia Mingarelli: troppe cose non quadrano, l’omicidio non si può ancora escludere 

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