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Maturità 2019, Ungaretti “Risvegli” la poesia scelta: testo, analisi e significato

Al via oggi l’Esame di Stato 2019, milioni di studenti alla prese con la prova di italiano. Per l’analisi del testo sono stati scelti Risvegli di Giuseppe Ungaretti per la poesia e un passo de Il Giorno della Civetta di Leonardo Sciascia per la prosa. Per quanto riguarda i testi argomentatitivi il Miur ha ripiegato su Tommaso Montanari, “Istruzioni per il futuro. Il patrimonio culturale e la democrazia che verrà”, un passo di Steven Sloman – Philip Fernbach “L’illusione della conoscenza” e “L’eredità del Novecento” di Corrado Stajano. Tracce di attualità: prova su il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e infine il ciclista Gino Bartali.

Vogliamo concentrarci però sulla poesia di Giuseppe Ungaretti, poeta ermetico che a scuola si studia parecchio. Siamo sicuri, infatti, che sarà questa la traccia più gettonata: d’altronde nei giorni scorsi i ragazzi avevano espresso una particolare preferenza per l’autore di Alessandria D’Egitto. La poesia proposta dal Miur è Risvegli, lirica della raccolta L’Allegria, confluita poi nel volume Vita d’un uomo. Di seguito riportiamo il brano, l’analisi del testo e un commento.

Risvegli, testo della lirica scelta dal Miur

Mariano 29 giugno 1916

Ogni mio momento
io l’ho vissuto
un’altra volta
in un’epoca fonda
fuori di me

Sono lontano colla mia memoria
dietro a quelle vite perse

Mi desto in un bagno
di care cose consuete
sorpreso
e raddolcito

Rincorro le nuvole
che si sciolgono dolcemente
cogli occhi attenti
e mi rammento
di qualche amico
morto

Ma Dio cos’è?

E la creatura
atterrita
sbarra gli occhi
e accoglie
gocciole di stelle
e la pianura muta

E si sente
riavere

Risvegli, analisi del testo e commento

Si tratta di una lirica che riflette il vissuto del poeta. Non si può pensare, infatti, di leggere l’opera di Ungaretti senza tenere conto del dato biografico, dell’esperienza dolorosa della guerra, della morte. Risvegli, proprio come altre liriche più note, quali Veglia, Soldati, San Martino Del Carso riflette il dramma del primo conflitto mondiale, l’attaccamento disperato alla vita, il silenzio e poi lo slancio che emerge forte nel verso finale «E si sente riavere». In Risvegli è straordinario vedere come il poeta-soldato però lasci il posto all’uomo che attraverso la «memoria» riesce a scavare e a valicare il dato reale per approdare ad un pensiero più alto, ossia il cammino dell’uomo nella storia. L’uomo moderno, segnato dalle barbarie della guerra, non può non vivere momenti di disperazione né scansare l’idea della morte, ma ha in sé l’energia vitale per superarli. Sta proprio al poeta, attraverso la parola (che va scelta con cura) aiutare l’umanità a ritrovare l’autenticità e soprattutto la speranza in una situazione limite, come appunto quella della guerra. Da qui il titolo anche della raccolta stessa «L’Allegria», che pare così lontano dai campi di battaglia, dall’annientamento dei soldati, dalla perdita di sé. Complice l’esperienza dell’Avanguardia, Ungaretti riesce a confezionare una poesia di rara bellezza, che vede l’alternarsi di spazi bianchi e spazi neri, in cui la sperimentazione passa anche attraverso la metrica. La ricerca di una forma poetica che sappia esprimere il dramma tutto nuovo dell’uomo, che mai aveva avuto a che fare con conflitti terribili come quelli mondiali, porta l’autore a scrivere una lirica essenziale. Ne nasce un metro caratterizzato dalla frantumazione del verso, della riduzione di qualsiasi ritmo, di frasi brevi e spezzate. E Risvegli non fa eccezione: del resto la guerra per sua natura ha costretto l’uomo ad eliminare l’inutile, parimenti il poeta deve fare a meno del superfluo. Parola pura, scarna, isolata nel verso. Figure retoriche? Diverse, il significante del testo è parecchio curato: allitterazione fortissima della «c» al verso «care cose consuete» e l’assonanza «o, i» che lega «cogli occhi», solo per citarne alcune. Tante poi quelle del significato: la splendida metafora «Mi desto in un bagno di» e l’analogia che occupa l’intera penultima strofa, quella che replica alla domanda «Dio cos’è?» (introdotta dalla congiunzione avversativa «ma»), e che precede la classica sentenza ungarettiana in due versi: «E si sente riavere».

Immancabile poi la riflessione su Dio, appunto, su cui ci si interroga fortemente nel Novecento. Si prenda in considerazione lo stesso Primo Levi, ma anche poeti come Umberto Saba e Salvatore Quasimodo. Quella di Ungaretti poi è una poesia fortemente visiva: così vivo appare, infatti, il ricordo dell’amico morto a cui fanno da contrasto i pensieri che si rincorrono come nuvole nel cielo. Davvero una bella scelta, gli studenti non posso che «rallegrarsi».

leggi anche l’articolo —> Maturità 2019 prima prova, le tracce: Ungaretti, Sciascia e Corrado Stajano

Written by Cristina La Bella

Cristina La Bella è redattrice di "UrbanPost". Sin da bambina sogna di diventare giornalista. Si laurea nel 2014 in "Lettere Moderne" e nel 2017 in "Filologia Moderna" all'Università La Sapienza di Roma. Il 16 aprile 2018 riceve il riconoscimento di "Laureato Eccellente" per il suo percorso di studi. Cofondatrice di "Voci di Fondo", ha scritto, tra i tanti, con giornali quali "Prima Pagina Online", "Newsly", “SuccedeOggi" e “LuxGallery”. Nel tempo libero le piace leggere, vedere film e fare shopping. Il più grande amore: i suoi nipotini.

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