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Medicina: l’infarto in Italia miete meno vittime, calate di un terzo in dieci anni

Nei primi dieci anni del Duemila la mortalità degli italiani per malattie cardiovascolari è diminuita di un terzo, nonostante rimangano la prima causa di morte del Paese, con circa 250 mila decessi ogni anno. Il presidente della Società italiana di cardiologia (Sic), Matteo Di Biase ha affermato, in occasione dell’apertura, oggi a Barcellona, del congresso 2014 dell’Esc (Società europea di cardiologia): “grazie alla prevenzione, al progresso medico e alla capillarità della rete di assistenza sul territorio negli ultimi decenni la mortalità per infarto e malattie ischemiche coronariche nel nostro Paese è crollata”.

elettrocardiogramma ridotta la mortalità per malattie cardiovascolari

Dal 1971 ad oggi, la mortalità per infarto è passata dal 14% al 3,8%, in linea con il resto dell’Europa. Uno studio internazionale condotto da Melanie Nichols dell’università di Oxford (Gb) e pubblicato sulle colonne dell’European Heart Journal, la rivista ufficiale dell’Esc, ha dimostrato che dall’analisi relativa a 52 Paesi del Vecchio continente su 53 (per mancanza di dati è stata esclusa Andorra), per il Belpaese (dati 2010) si contano circa 196 morti cardiovascolari su 100 mila abitanti maschi e 131 su 100 mila tra le donne: -33% in dieci anni. Un terzo in meno.

Lo studio europeo riguarda in realtà Paesi molto diversi tra loro per gli stili di vita e per i tipi di servizio sanitario. La media, tuttavia, evidenzia un calo della mortalità cardiovascolare, con una diminuzione più tangibile nelle nazioni più avanzate come l’Italia. I dati raccolti raccontano che la Russia, con 915 morti ogni 100 mila abitanti per i maschi e 517 su 100 mila per le femmine, ha un tasso di mortalità cardiovascolare sei volte superiore alla Francia rispettivamente 150 e 87 su 100 mila. In alcuni Paesi le morti per cancro, almeno per quanto riguarda la popolazione maschile, ha superato la mortalità per problemi cardiaci, sono: Belgio, Danimarca, Francia, Israele, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Slovenia, Spagna e San Marino. In Italia questo sorpasso non è ancora avvenuto. Il cuore degli europei è più forte rispetto al passato perché sono diminuiti i fattori di rischio come il fumo ed è aumentato l’uso delle statine anti-colesterolo. Mentre è da sfatare il sessismo nelle malattie cardiovascolari, su più di 4 milioni di decessi cardiovascolari ogni anno in Europa, 1,9 milioni di vittime sono uomini e 2,2 milioni sono donne. “La proporzione di donne che muoiono per patologie cardiovascolari è maggiore rispetto ai maschi”, certifica il report europeo: 51% contro 42%.

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