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Melania Rea, Salvatore Parolisi: disumano gesto sul corpo della moglie dopo il delitto

Salvatore Parolisi presto libero per buona condotta: sta destando molto scalpore l’indiscrezione del settimanale Giallo secondo cui il marito di Melania Rea, condannato in via definitiva a 20 anni di reclusione per l’omicidio della giovane moglie, potrà usufruire di permessi premio e godere di alcuni giorni di libertà dopo soli 8 anni di carcere.

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Salvatore Parolisi: disumano gesto sul corpo della moglie dopo il delitto

Secondo i tre gradi di giudizio fu lui ad uccidere, facendola morire dissanguata, la moglie Melania Rea con 35 coltellate, poco prima di Pasqua nell’aprile 2011, nel boschetto di Ripe di Civitella, a Colle San Marco, nel Teramano, dove la coppia si era recata insieme alla figlia di 18 mesi per giocare sulle altalene. Sembra impossibile ma la condanna è stata ridotta perché all’ex Caporal maggiore dell’esercito non è stata riconosciuta l’aggravante della crudeltà. Parolisi fece anche di peggio, secondo quanto l’inchiesta ha messo in luce: dopo il delitto tentò di depistare le indagini e infierì sul corpo martoriato e ormai senza vita della moglie conficcandogli una siringa sul petto e sfregiandolo con dei segni a forma di svastica. Accanto al corpo lasciò un laccio emostatico al fine di far credere ai carabinieri che Melania fosse stata aggredita e uccisa da un tossicodipendente.

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Salvatore Parolisi: il messaggio all’amante poco prima di trucidare la moglie

Come sappiamo il suo tentativo di depistaggio a nulla servì, giacché di lì a poco l’uomo venne tratto in arresto con la grave accusa di omicidio e vilipendio di cadavere. Parolisi, dicono le sentenze, aveva un movente forte: l’amante gli faceva pressioni affinché lasciasse Melania, che molto tempo addietro aveva scoperto la loro tresca ma, forse anche perché incinta, aveva deciso di perdonare il marito a patto che la sua relazione clandestina venisse subito interrotta. Promessa che Parolisi le fece ma che non seppe mantenere. La storia segreta con l’amante andò infatti avanti, tanto che pochi giorni prima del delitto lui le scrisse: “Tu sei la cosa più importante, non preoccuparti, i nostri accordi (con riferimento alla separazione dalla moglie) non vanno per le lunghe, massimo una settimana poi dovrà sparire dalla mia vista”. (Fonte settimanale Giallo). Questo Parolisi pensava della moglie che poco tempo dopo uccise nel modo barbaro che tutti conosciamo. Sebbene l’uomo si sia sempre professato innocente, il tribunale dei minori gli ha tolto la patria potestà. Parolisi non può infatti avere alcun contatto con la figlia – né scriverle o telefonarle – che è stata affidata ai nonni materni.

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