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Meningite, giovane morta a Genova: Ilaria aveva solo 27 anni

Genova, non c’è stato niente da fare per la giovane Ilaria Caccia che questa mattina, 18 novembre 2019, è morta per una grave meningite. È stata un’infezione “devastante, una reazione a catena”, così la definiscono i medici del San Martino, a uccidere la ragazza, genovese di 27 anni che gestiva insieme al padre la Passeggiata Librocaffè in vico Santa Croce, nel centro storico di Genova. La sua agonia in ospedale è durata meno di sei ore. Nella notte la febbre sempre più alta, la corsa in ambulanza, il ricovero in terapia intensiva. Prima di mezzogiorno, il decesso. Stroncata da una sepsi meningococcica. Il batterio le era entrato nel sangue e “aveva preso possesso del suo corpo”, spiega Matteo Bassetti, primario di infettivologia del policlinico.

ilaria caccia meningite genova

Genova, giovane morta di meningite

Sabato sera Ilaria aveva partecipato ad una festa nel quartiere San Martino e proprio in queste ore la ASL si sta mettendo in contatto con tutti i partecipanti per avviare la profilassi. “Parliamo di una patologia che si trasmette soprattutto per le vie respiratorie. Il problema riguarda solo ed esclusivamente chi ha avuto con lei un contatto stretto, non basta avere incrociato una persona che ha contratto l’infezione. Per contratto stretto si intende ad esempio la condivisione di un bicchiere, eventualità che può accadere durante una festa”, puntualizza Filippo Ansaldi, direttore della prevenzione in Alisa.

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I controlli

Ilaria ha iniziato a sentirsi male già domenica. Ma i sintomi della meningite all’inizio sembrano quelli di una banale influenza. Un segno che la situazione fosse ormai degenerata erano le petecchie, macchie violacee sulla pelle dovute alla coagulazione del sangue. “Purtroppo quando arrivano i giochi sono già fatti”, spiegano i medici. Non c’è stato nulla da fare per Ilaria, si tratta di un batterio molto particolare che è difficile da prevedere. I sintomi iniziali sono quelli di una banale influenza, ma come spiegano i medici “Non possiamo dire a chiunque abbia la febbre a 38 di presentarsi al pronto soccorso. Stiamo parlando di pochissimi casi, non dobbiamo fare terrorismo. Teniamo conto che circa il 15% delle persone ospita il meningococco in gola, in alcuni le conseguenze sono meno severe, in altri non succede proprio nulla”.

Ilaria è stata sfortunata e la sua famiglia ha il cuore spezzato. Inoltre, solo lo scorso ottobre il negozio del padre ha dovuto chiudere i battenti. Un dolore dopo l’altro che non sarà facile da superare.

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