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Mensa scolastica o pranzo da casa? Sale la tensione tra problemi economici e salute dei bambini

Con l’inizio del nuovo anno scolastico, il tema caldo del momento tra le istituzioni, la magistratura e le famiglie sembra essere diventato quello della possibilità, per i bambini che fanno il tempo pieno a scuola, di portare il pranzo da casa e quindi di non essere obbligati ad usufruire del servizio a pagamento della mensa scolastica. Una richiesta arrivata da diverse comunità in Italia, soprattutto in previsione di un potenziale aumento delle tariffe del pranzo presso la mensa scolastica; come scrive La Stampa ad esempio il comune di Savona vuole portare anche il servizio mensa a pagamento con tariffe diverse in base all’Isee e ciò comporterebbe per alcune famiglie un aumento da 4,70 euro a ben 6 euro. Tante quindi le famiglie italiane che chiedono, per motivi economici o anche di natura personale con il fine di far mangiare di più il proprio figlio (sono tanti i bambini che non gradiscono il cibo della mensa scolastica e che quindi rimangono sostanzialmente digiuni nelle giornate di tempo pieno), di poter portare a scuola il pasto da casa.

A dare ragione alle famiglie richiedenti questa possibilità è stato il Tribunale Civile di Torino che ha rigettato il reclamo del Ministero dell’Istruzione contro la decisione di un giudice che aveva riconosciuto il diritto di consumare a scuola il pasto portato da casa. Secondo la sentenza infatti non c’è assolutamente nessun motivo fondato per legge di far sottostare il diritto allo studio, garantito costituzionalmente, al pagamento della mensa scolastica che va a precisare: “Ferma restando la possibilità di uscire accompagnato all’ora di pranzo e rientrare per la ripresa pomeridiana delle lezioni, il diritto dell’alunno a ‘tempo pieno’ di partecipare al ‘tempo mensa e dopo mensa’ a scuola non può essere negato, ne’ subordinato all’adesione a un servizio a pagamento, come quello di refezione”. Ciò che invece deve essere lasciato a discrezione dell’Istituto è l’organizzazione degli spazi per chi frequenta la mensa scolastica e chi invece preferisce il pranzo da casa, soprattutto “per mantenere chiarezza sull’ambito entro cui la ditta appaltatrice del servizio può essere chiamata a rispondere per il cibo somministrato in mensa”. 

Eppure il Miur e gli istituti scolastici non si danno per vinti tanto che il presidente della regione Piemonte Sergio Chiamparino e l’assessora all’Istruzione Gianna Pentenero hanno affermato: “Riteniamo indispensabile avviare un confronto sul tema con il ministero dell’Istruzione. E’ infatti necessario un intervento legislativo di carattere nazionale che colmi il vuoto normativo messo in evidenza dalle decisioni della magistratura”. E c’è chi prende in causa perfino la salute dei bambini, che troppo spesso anche a causa delle scelte dei genitori, mangiano male e quindi sono in sovrappeso. Per questo, come riporta l’Agi, il direttore generale Ats, Carmelo Scarcella commenta “La ristorazione scolastica costituisce un pasto equilibrato che segue criteri provati. Offre al bambino la possibilità di assaggiare cibi diversi, che non sempre consumano nel contesto famigliare” e ricorda i costi aggiuntivi che dovrebbero mettere in cantiere gli istituti scolastici per permettere ai bambini di portare il pranzo da casa per ovviare alla sicurezza e alla possibilità di un pasto caldo attraverso forni e microonde.

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