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Metà degli ospedali lombardi nega la pillola per l’aborto

Nella sola regione Lombardia, circa metà degli ospedali non consente di accedere alla pillola Ru486, negando, di fatto, l’aborto. Questa pratica è legale dal lontano 22 maggio 1978, quando fu approvata la legge 194. Dall’approvazione della legge, quindi, ogni donna può scegliere se portare avanti una gravidanza o meno. Si tratta di democrazia, di possibilità di scelta e libero arbitrio.

Il farmaco Ru486 è l’alternativa alla sala operatoria e consente di saltare quell’iter doloroso sia fisicamente, sia psicologicamente, dell’intervento chirurgico. La pillola è stata autorizzata nel 2009 e ogni medico abilitato, che sia o meno obiettore di coscienza è obbligato per legge e fornire la ricetta a qualsiasi donna ne faccia richiesta, pena, la denuncia. Non si tratta di morale, di etica e giustizia, ma di libero arbitrio, quello descritto dalle sacre scritture, quello decantato dalle innumerevoli personalità deificate. L’aborto è un diritto ed è stato sancito dalla legge.

In Lombardia, su 61 presidi ospedalieri in cui si esegue l’aborto, trenta di questi non utilizzano la pillola Ru486. La pillola Ru486, infatti, viene utilizzata solo nel 4,6 % dei casi, contro il 30,5 % della Liguria e il 27% della Valle D’Aosta. Il direttore sanitario della clinica Mangiagalli, Basilio Tiso, in merito all’argomento aborto, ha dichiarato: “Essere laici o cattolici dentro l’ospedale non conta. Bisogna rispettare le leggi. In Mangiagalli siamo tra i più attenti sostenitori della prima parte della 194, che obbliga alla prevenzione e a favorire una scelta davvero responsabile delle donne, non dettata dalle difficoltà del momento. Allo stesso tempo garantiamo anche il rispetto corretto della seconda parte della normativa, che prevede di assistere al meglio le donne che hanno preso questa decisione“.

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