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Microsoft contro l’FBI: come il colosso informatico si è opposto alla polizia federale

Le leggi in materia di privacy sono spesso controverse e generano casi giudiziari molto dibattuti. Figurarsi poi se ad essere coinvolti sono una delle multinazionali più importanti al mondo e la polizia federale americana. Microsoft si è infatti opposta all’FBI, riuscendo a rendere pubblici i documenti relativi ad un indagine riguardante un cliente Office 365.

FBI simbolo

Negli Stati Uniti il Patrioct Act permette l’uso del National Security Letter, un mandato di comparizione che non ha bisogno di un giudice per essere approvato ma può essere emesso direttamente dalla polizia federale. Dopo lo scandalo Datagate in cui Edward Snowden aveva denunciato la facilità con cui le agenzie governative erano in grado di intercettare le comunicazioni online e i dati personali degli utenti, Microsoft aveva deciso di comunicare ai clienti le eventuali richieste di accesso ai loro dati; l’FBI invece vietava all’azienda di svelare la natura dell’inchiesta e avvisare il destinatario.

Gli avvocati dell’azienda si sono rivolti alla corte di Seattle invocando una violazione del Primo Emendamento della Costituzione che prevede l’assoluta libertà di espressione. Nel Paese più liberale in assoluto è nato quindi un aspro dibattito su come un ente privato possa travalicare i poteri di un’agenzia governativa che ha visto l’opinione pubblica dividersi in due fazioni: è più importante la privacy dei cittadini e la loro libertà di esprimersi o la sicurezza nazionale?

 

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