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Milano, baby gang violenza esibita su Instagram: pistole, mitragliette e tirapugni

Su Il Corriere della sera il giornalista Gianni Santucci racconta di un fenomeno giovanile sempre più dilagante, quello delle baby gang che seminano il terrore a Milano, in pieno centro, sotto la ‘Madunina’. Un po’ come i ragazzi di Arancia Meccanica di Stanley Kubrick per intenderci o sulla falsa riga dei personaggi de La paranza dei bambini di Saviano. Nel primo la criminalità di un gruppo di amici annoiati, nel secondo quella della camorra nel napoletano. Nel capoluogo lombardo invece si parla di mucchi diversi: quello dei minorenni egiziani, il branco delle case popolari e ancora le pandillas di sudamericani. Unico punto in comune? «Volersi prendere la città» a colpi di pistole, mitragliette, coltelle, tirapugni, con ogni tipo di violenza.

Milano, baby gang violenza esibita su Instagram: pistole, mitragliette e tirapugni

E su Instagram, sui profili di questi giovani, monta la rabbia, ma soprattutto il desiderio di ostentazione. Subiscono il fascino delle armi: le pistole, seppur finte, sono diventate ormai dei feticci da esibire. Non si nascondono, non hanno paura. Anzi la spavalderia è il grilletto che li spinge ad agire, la molla che fa scattare tutto. Nelle foto canne già rollate, banconote e droga. Sono gruppi diversi, ma lo scenario è sempre lo stesso. Prima c’era una gang che si faceva chiamare «Zona 4», o «Z4», che deteneva il potere in via Mecenate. Poi a catena sono nate le altre: «Z2», «Z3», «Z6», «Z9» (con riferimento ai municipi di Milano), fino a un’ evoluzione ancor più localizzata: «Crvt» (per Corvetto), «Pdv» (via Padova), «Gl27» (il gruppo delle case di via Gola finito in una recente indagine della polizia per l’incendio in strada di Capodanno e l’aggressione ai vigili del fuoco). Poi la stagione delle pandillas sudamericane, che rappresentano una replica quasi fedele nei paesi d’origine delle bande di ragazzini provenienti da Perù o Ecuador, che si macchiano di spaccio e rapine in serie. E infine la tendenza più recente, quella che vede moltiplicarsi nuove aggregazioni di ragazzi di nazionalità diverse, che si muovono in quartieri e zone specifiche della città lombarda.

«Le piattaforme web diventano vetrine per magnificare la potenza di gruppo»

Ciro Cascone, capo della Procura del Tribunale per i minorenni, ha spiegato: «Le gang milanesi nascono sul territorio e lì si radicano. Ultimamente è capitato di incappare in nuove bande di ragazzi di origine straniera dove il collante che genera l’ aggregazione è il quartiere o persino la via, più che il Paese d’ origine. Etnie diverse e mescolate, dunque. Sono ragazzi e sempre di più ragazze anche molto giovani, di 14 o 15 anni». Parlando dell’odio riversato sui social e dall’esibizionismo sfrontato delle armi questi ha aggiunto: «A volte stringono patti di “fratellanza” tra gang che diventano amiche. Nei casi più estremi la trasgressione e la violenza sono esibite attraverso video e immagini che rimbalzano sui social , piene di simboli non banali da decifrare per chi sta fuori. Le piattaforme web diventano vetrine per magnificare la potenza di gruppo e scatenano la rivalità sul piano virtuale e, nelle derive peggiori, anche su quello della realtà cittadina». Qualche esempio di alcune frasi forti sui social? Queste pubblicate sempre su Il Corriere«Puoi togliermi dalla piazza ma sai che non togli la piazza da me» o «Prega solo di non finire in zona mia e dintorni, perché lo vengo a sapere e ti uccido».

Milano baby gang, escalation di violenza: «Ti chiedi perché lo facciamo? Guarda da dove veniamo»

Maria Carla Gatto, presidente del Tribunale per i minorenni, riflettendo su tutto questo ha dichiarato: «Il fenomeno delle baby gang richiama una degenerazione degli schemi di aggregazione tipici dell’età evolutiva caratterizzata da un codice di appartenenza che consiste nell’assumere comportamenti antisociali, distruttivi verso le cose, deturpanti verso l’ ambiente, umilianti e prevaricanti verso le persone, specialmente quelle più deboli, oppositivi ed insofferenti nei confronti dell’ Autorità. Le cause di tale deriva sono complesse, di natura tanto sociale che familiare e personale». E suona quasi come un pugno allo stomaco un’altra frase su Instagram presa dal profilo di una dei queste gag: «Ti chiedi perché lo facciamo? Guarda da dove veniamo». Degrado, faide, armi pericolose. Un’escalation di degradazione, solitudine e violenza.

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Written by Cristina La Bella

Cristina La Bella è redattrice di "UrbanPost". Sin da bambina sogna di diventare giornalista. Si laurea nel 2014 in "Lettere Moderne" e nel 2017 in "Filologia Moderna" all'Università La Sapienza di Roma. Il 16 aprile 2018 riceve il riconoscimento di "Laureato Eccellente" per il suo percorso di studi. Cofondatrice di "Voci di Fondo", ha scritto, tra i tanti, con giornali quali "Prima Pagina Online", "Newsly", “SuccedeOggi" e “LuxGallery”. Nel tempo libero le piace leggere, vedere film e fare shopping. Il più grande amore: i suoi nipotini.