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Milano, mamme borseggiatrici: il giudice conferma il carcere

Storica sentenza per le mamme borseggiatrici che si aggiravano nel centro di Milano: le donne devono rimanere in carcere nonostante siano incinta o abbiano figli piccoli. Questa la decisione del giudice che potrebbe segnare una svolta nella lotta alla microcriminalità.

23 Luglio, zona stazione centrale: un gruppo di ragazze circonda una turista giapponese mentre una di loro le apre la borsetta rubando 300 dollari e 1000 sterline. Poco dopo un uomo, loro complice, si impossessa del bottino e fugge. Le donne, invece, vengono fermate dalla polizia locale. Alisa, 21 anni e incinta, ha alle spalle 13 arresti per furto e uno per resistenza a pubblico ufficiale. Come lei, con anche qualche arresto in più alle spalle, anche Ana e Safeta. Tutte sempre condannate ma poi scarcerate per il loro “stato interessante”. Se questo tipo di arresti sono oramai considerati normale routine, la sentenza del giudice lascia invece a bocca aperta.

La condanna che prima era sempre stata depenalizzata, è stata invece confermata: detenzione sino al 22 luglio 2018. Otre alla storicità, la notizia è fondamentale anche per il contrasto alla microcriminalità: donne e, spesso, anche bambini vengono infatti obbligati dagli uomini a delinquere proprio per gli sconti di pena che possono ottenere. Tutti gli atti del processo verranno infine trasmessi al Tribunale per i Minorenni che si occuperà della tutela dei minori.

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