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Mimmo Verdesca, intervista esclusiva: ecco come è nato Protagonisti per sempre

UrbanPost ha intervistato in esclusiva Mimmo Verdesca, ideatore e Protagonisti per sempre, il documentario dedicato ai più celebri attori bambini della storia del cinema italiano che ha vinto il prestigioso Gryphon Award come “miglior documentario” al 45^ Giffoni Film Festival e che è stato ufficialmente selezionato dal SNGCI per i Nastri d’argento 2015.

Come è nata l’idea di Protagonisti per sempre? Da cosa è stato ispirato?  Dopo il successo del mio precedente documentario “In arte Lilia Silvi” sulla vita e la carriera di Lilia Silvi, popolare attrice del cinema italiano degli anni quaranta, film per il quale ho vinto il Nastro d’argento nel 2012 come “miglior documentario sul cinema“, volevo indagare cosa possa significare per un bambino che viene scelto come protagonista di un film trovarsi catapultato nel mondo folle del cinema. La curiosità mi ha spinto verso questo nuovo progetto. Quindi, dopo anni di oblio, tornano a parlare Andrea Balestri, Eleonora Brown, Giorgio Cantarini, Totò Cascio, Luciano De Ambrosis, Agnese Giammona, Nella Giammona, Rinaldo Smordoni, quei bambini tutti “presi dalla strada” che con la loro verità hanno contribuito a rendere grandi alcuni dei capolavori del nostro cinema: dal neorealismo de “I bambini ci guardano” e “Sciuscià” passando per “La ciociara”, “Le avventure di Pinocchio” fino a “Nuovo Cinema Paradiso” e “La vita e bella” e altri. Quella verità che oggi ancora raccontano nel mio documentario “Protagonisti per sempre“. Lavorare accanto a De Sica, Visconti, Benigni, Tornatore e Comencini è stato per tutti loro una favola, un lavoro che sembrava per lo più un gioco, ma che poi ha inevitabilmente creato aspettative (tradite o realizzate), sogni, e l’orgoglio di aver fatto qualcosa di importante. Ho dato voce ai loro ricordi ed è emersa l’emozione di ieri e la consapevolezza di oggi, ma non solo. E se è vero che l’infanzia rappresenta un periodo fondamentale nella formazione di un individuo, è evidente che ciò che mi interessava è proprio quello che è accaduto “dopo” la partecipazione dei protagonisti al film: non la parentesi del set cinematografico, ma il suo risultato, ossia il modo in cui quella esperienza è maturata nelle singole vite, segnandone il percorso, nel bene e nel male.

Come hanno accolto tale progetto e quali emozioni hanno messo in campo i “protagonisti” da lei selezionati? La ricerca è durata diversi mesi in tutta Italia. Una volta rintracciati, ho spiegato loro in maniera dettagliata quale fosse il senso profondo del mio progetto e subito hanno accolto la mia proposta in maniera entusiasta. Dal mio documentario emerge una serie di ritratti umani e familiari che sono tutti autenticamente sinceri. Per questo, sono tante e impagabili le emozioni che mi hanno regalato e che, attraverso il mio lavoro, ho cercato di trasmettere al pubblico.

Quale testimonianza dei più celebri e rappresentativi attori bambini del cinema italiano l’ha colpita di più e perché? Tutti indistintamente, perché ognuno di loro porta con sé una storia emblematica, un particolare che differenzia le loro vite, in bilico tra sogni infranti e voglia di normalità.

Quando ha scelto di partecipare al Giffoni Film Festival 2015, dove ha vinto il prestigiosissimo Gryphon Award 2015, che messaggio voleva lanciare ai giovani? Il progetto di questo documentario nasce anche dalla volontà di riaffermare la valenza della Memoria. Tutelarla e tramandarla soprattutto alle nuove generazioni. Per questo essere in concorso e vincere al Giffoni Film Festival  2015 il Gryphon Award per il “miglior documentario” è stata una gratificazione doppia, perché sono stati i giovani a votarlo e a sceglierlo insieme agli adulti. Il Giffoni Film Festival è una esperienza speciale e unica. Offre l’opportunità a ragazzi di tutte le età di confrontarsi con altre culture, di appassionarsi a tante storie e di farne appunto memoria per crescere. Non potevo desiderare una cornice più adeguata del Giffoni Film Festival per presentare questo mio nuovo lavoro e l’inaspettato risultato ottenuto ne è stata la conferma.

Come commenta il fatto di aver ricevuto tale riconoscimento e di essere stato selezionato ufficialmente dal SNGCI per concorrere per i Nastri d’Argento 2015? Sono felicissimo ovviamente. Qualsiasi forma di attenzione verso il nostro lavoro da parte di un giornalista, di un critico, di un festival e quindi del pubblico in generale è sempre fonte di enorme gratificazione. Perché dietro ogni film, qualsiasi genere esso sia, c’è sempre un lungo lavoro di preparazione, di studio, di tecnica e costruzione che definirei, per quanto mi riguarda, certosino e che affronto sempre con infinita passione e grande rispetto e umiltà. E’ bellissimo quando ti accorgi che lo spettatore fa propri i tuoi intenti e ne resta coinvolto ed emozionato.

Come è nata la sua passione per il cinema? E’ una passione che mi accompagna fin da bambino e che crescendo ho scelto diventasse la mia professione. Le passioni credo nascano con noi, poi un qualsiasi evento piccolo o grande le fa emergere e in maniera naturale cominciamo a perseguirle. Finito il liceo classico sono arrivato a Roma per studiare, mi sono laureato in Dams, ma quasi subito, a 20 anni, ho cominciato a lavorare come assistente casting di Pino Pellegrino, casting director di tutti i film di Ferzan Özpetek, e poi assistente di diversi registi, tra cui Maurizio Ponzi e Daniele Costantini, per diventare in seguito loro primo aiuto in diversi film e fiction televisive. Dopo è arrivato anche il teatro ed è stata e continua a essere un’ esperienza altrettanto intensa. Lavoro da quasi dieci anni come regista assistente di Fabio Grossi, regista di molti spettacoli di successo prodotti anche dal Teatro Eliseo di Roma. Il mio primo documentario era intitolato “L’occhio dietro il sipario” (2009) e raccontava proprio le professionalità che operano dietro le quinte di uno spettacolo teatrale, era “L’uomo la bestia e la virtù” di Pirandello interpretato da Leo Gullotta. Negli anni ho anche curato la regia televisiva di due spettacoli teatrali di grande successo: “Il piacere dell’onestà” di Pirandello e “Prima del silenzio” di Patroni Griffi, entrambi interpretati sempre da Leo Gullotta.

Quando ha iniziato a puntare sul connubio Cinema e Memoria? Quando cioè ha deciso di utilizzare i documentari come mezzo per tramandare memorie e per far rivivere storie che sarebbero, forse, andati persi? La scelta è caduta sull’ argomento più che su un genere cinematografico. L’argomento in questione si prestava a essere raccontato meglio attraverso un documentario piuttosto che mediante un lungometraggio di finzione. Anche se, per quanto mi riguarda, non c’è molta differenza perché entrambi i generi hanno bisogno di una narrazione pensata e costruita al fine di raccontare una storia per intrattenere, produrre una riflessione e regalare un’emozione. Come ho già detto, il progetto di questo documentario nasce anche dalla volontà di preservare la Memoria. Il cinema in forme diverse, attraverso generi e linguaggi differenti ha sempre cercato, sin dalle origini, di raccontare l’uomo e la società, diventandone molto spesso memoria storica, sublimata attraverso l’arte. La Memoria è coscienza e il cinema offre spesso la possibilità di riflettere, porre delle domande e dare a volte delle risposte, permettendoci di conoscere appunto e arricchirci per capire e affrontare meglio il presente, in modo da costruire un futuro forse migliore.

Progetti futuri? I progetti sono sempre tanti. Nell’imminente un nuovo documentario in preparazione, poi una commedia teatrale con Leo Gullotta e la stesura di una nuova sceneggiatura per il cinema.

Cosa si sentirebbe di dire ai giovani che vogliono intraprendere la sua stessa carriera e che sognano di lavorare nel mondo del cinema? Il mio documentario “Protagonisti per sempre” permette anche di analizzare in che modo il cambiamento e l’evoluzione della nostra società, nel corso dei decenni, abbia modificato l’approccio di un bambino o di un adolescente e della sua famiglia a quel tipo di esperienza nel mondo del cinema. Ne deriva un messaggio importante: fare cinema o teatro è un lavoro molto serio e difficile e non ci si può improvvisare. Bisogna studiare, prepararsi e conoscere il mestiere, qualsiasi ruolo si vada a occupare. Oggi la tecnologia sempre più a portata di mano permette a chiunque di sentirsi in grado di fare, spesso però con incompetenza e grande presunzione. Questo purtroppo crea grande confusione e produce pericolose illusioni e cocenti delusioni. Sognare è necessario ma andrebbe fatto con i piedi ben piantati in terra. Questa sicurezza te la dà solo essere dei seri e preparati professionisti. Pablo Picasso diceva: “impara le regole come un professionista, affinché tu possa infrangerle come un artista”.

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