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Ministero dell’istruzione: lo smartphone deve essere usato in classe, basta divieto, finalmente

Finalmente una scelta saggia! Il Ministero dell’istruzione ha ritenuto fosse tempo di un cambio di rotta: si revocherà il divieto di utilizzare lo smartphone in classe da parte degli alunni. Il sottosegretario Faraone ha detto: “Il governo sta investendo in modo consistente per arrivare ad una digitalizzazione sempre più diffusa nelle scuole e suona quasi una contraddizione vietare l’uso di qualsiasi dispositivo durante le lezioni. Questo divieto atteggiamento fuori dal tempo. I vantaggi di smartphone e tablet in classe sono numerosi dal punto di vista didattico, per l’inclusione di alunni disabili, e nella lotta al cyberbullismo, in quanto solo un uso consapevole di questi dispositivi può aiutare a sconfiggerlo.

Due anni fa ho prestato supplenza per un anno presso un Liceo Artistico e un Liceo Linguistico quindi vi porto la mia esperienza sul campo. I ragazzi dovevano consegnare gli smartphone prima di entrare in classe e li ritiravano al termine dell’orario di lezione. I compiti a casa, le ricerche personali circa gli argomenti che li incuriosivano, le relazioni sociali passavano dallo smartphone e questo, forse non è chiaro a chi grida allo scandalo, non si potrà mai fermare. Il progresso non si ferma perché qualcuno non è in grado di comprenderne la portata innovativa. Insegnare alle nuove generazioni che per evitare un uso sconsiderato degli strumenti tecnologici la soluzione migliore che riusciamo a proporre è proibirli per qualche ora è il segno di un’atrofia mentale della quale dovremmo fare ammenda.

La via più sana, educativa e utile è quella di insegnare ad avvalersi dei benefit tecnologici a disposizione in modo corretto: insegnare ai ragazzi che i social non sono la lavagna di casa dove puoi scrivere qualunque cosa ma che, se offendi qualcuno, sei passibile di denuncia. Spiegare la differenza, anche in termini di autorevolezza e affidabilità, tra un blog e una testa giornalistica in modo che sappiano dove cercare responsabilmente. Mostrare le app che possono aiutarli nello studio in maniera costruttiva, spiegare a quanto materiale culturale possono accedere attraverso siti di biblioteche ed archivi. Tutte possibilità che, senza uno smartphone, gli sarebbero precluse. Il fatto che a qualcuno tutte queste possibilità facciano paura non significa che abbia il diritto di castrare i giovani che, invece, in questo mondo ci dovranno vivere e la loro capacità e inventiva nel campo potrebbe garantirgli anche un lavoro. Pensate ai giovani imprenditori di oggi: da Zuckerberg ai creatori di app che sono apprezzate e usate quotidianamente da milioni di persone. E noi cosa dovremmo insegnare ai ragazzi? A fare dieci passi indietro perché non siamo in grado di gestire il progresso che sarà, inevitabilmente, il futuro con il quale dovranno misurarsi?

Chi rifiuta di evolvere ha tutto il diritto di restare ai margini, ma è bene che il Ministero dell’istruzione abbia deciso di non lasciare che siano i nostri ragazzi a rimanerci.

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