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Mondiali di calcio: come il contesto socio-politico può influenzare i risultati del campo

I Mondiali di calcio sono da sempre qualcosa di più di un semplice evento sportivo; sono lo specchio di 84 anni anni di storia dell’umanità e ci forniscono uno spaccato politico-sociale del mondo dal 1930 a oggi.

maracana brasile

Partiamo proprio dal primo Campionato del Mondo, Uruguay 1930; Jules Rimet assegna l’organizzazione del torneo al Paese sudamericano, la vera potenza del calcio mondiale all’epoca avendo trionfato nelle Olimpiadi del ’24 e del ’28. L’obiettivo dei leader politici uruguayani è quello di risollevare le sorti della nazione dopo la crisi economica dell’anno prima, facendo leva sull’orgolio del popolo e sulla concreta possibilità di vincere la coppa. Molti Stati europei, tra cui l’Italia, che avevano avuto la stessa intuizione boicottano per protesta quell’edizione. Stessa cosa avverrà quattro anni dopo con l’Uruguay campione in carica che non partecipa al Mondiale del 1934, proprio in Italia, in quello che verrà ricordato come il Mondiale di Mussolini; quale miglior vetrina per rafforzare la proprio figura se non quella di un torneo organizzato, ma soprattutto vinto? L’idea piacque così tanto a colui che deteneva il potere in Brasile in quel periodo, tale Getulio Vargas, che voleva legittimare la sua posizione organizzando il Mondiale successivo; scoppiò tuttavia la seconda guerra mondiale e il dittatore venne deposto dai militari che lo avevano appoggiato nel primo golpe. Questi ultimi riciclarono l’idea di Vargas, organizzarono il Mondiale del 1950 e costruirono il più grande stadio dell’epoca, il Maracanã; furono indette inoltre delle elezioni democratiche che i militari erano sicuri di vincere sull’onda dell’entusiasmo per il Brasile campione del mondo. Invece no; i brasiliani furono sconfitti dall’Uruguay non riuscendo a reggere la pressione di avere sulle spalle una nazione intera. È il dramma del Maracanazo. Le elezioni le vince, indovinate un po’, proprio Getulio Vargas che riprende il potere in modo del tutto democratico.

Un’altra edizione del Mondiale in cui il contesto storico giocò un ruolo fondamentale fu Inghilterra 1966. Finale tra i padroni di casa e la Germania, supplementari; l’attacante inglese Geoff Hurst tira, la palla batte sulla traversa, poi sulla riga. Il gol, viene convalidato da un guardalinne azero di nome Tofik Bakhramov; i sospetti di molti, acuiti dal fatto che si era in piena Guerra Fredda, convergono sul fatto che Bakhramov non avesse digerito il modo con cui i tedeschi avevano battuto l’Unione Sovietica i semifinale.

gol geoff hurst

Nel 1974 partecipa al Mondiale in Germania lo Zaire del dittatore Joseph Mobutu; gli zairotti perdono contro la Scozia e la Jugoslavia e l’ultima partita del girone è contro il Brasile a cui bastano 3 gol per qualificarsi. Proprio sul punteggio di 3-0 per i verdeoro vi è una punizione: Ilunga Mwepu esce dalla barriera e calcia la palla lontano, lasciando tutti a bocca aperta. Ma cosa fa, non sa neanche le regole? No, Mwepu le regole le conosceva. La notte prima però alcuni uomini di Mobutu avevano minacciato al squadra: se subirete più di tre gol, non vedrete mai più le vostre famiglie. Mwepu non ha retto alla pressione, c’era in gioco la vita dei suoi cari.

Clamoroso anche l’episodio avvenuto nel 1982 quando un emiro del kuwait annullò un gol dalla tribuna durante lapartita tra Kuwait e Francia; fortunatamente quell’episodio non modificò l’esito dell’incontro. Quando si parla di storia dei Mondiali però  non si può non parlare di Diego Armando Maradona e di Argentina-Inghilterra dell’86; la mano de Dios e el gol del siglo, per vendicare i caduti nella battaglia delle Falkland proprio contro gli inglesi. Infine il Mondiale del 2002, con lo scandalo perpetrato dalla Corea del Sud padrona di casa che eliminò in successione, con dei favori arbitrali ai limiti del ridicolo, Portogallo, Italia e Spagna. Chi non si ricorda di Byron Moreno? Il Mondiale quindi non è solo un evento sportivo, è parte integrante della nostra storia che da quest’anno con l’edizione brasiliana si arricchirà di un nuovo, entusiamante capitolo.

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