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Montepaschi Siena vs EA7 Armani: “è un buon giorno per morire”, cit. Cavallo Pazzo

Vi ho lasciati lì, signore e signori.

Lì: in attesa di risposte. Con la curiosità nelle dita. Quella che ti attanaglia. Quella che ti fa accendere Rai Sport con tre quarti d’ora di anticipo. Quella che “metto il silenzioso sul telefono e stacco il citofono. Stasera non ce n’è per nessuno…”. Quella che crea un gruppo su whatsapp per non perdersi nemmeno un commento con gli amici che non si sono smossi da casa. Sì, quella…

Il destino ha fatto la sua scelta. Come sempre, del resto.

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Lui tutto può. Lui… Che col tocco di una mano invisibile ha sganciato le mascelle degli attoniti senesi con un inaspettato in&out di Matt Janning. Lì, sotto gli occhi di tutti. A soli 8 secondi dalla fine la palla è entrata nel canestro, si è fatta un giro, ha fatto ingolosire tutti e con la stessa semplicità se ne è uscita.

Sbam… L’aria all’interno del Palaestra raggiunge una densità per centimetro quadrato imbarazzante. “Tranquilli”, si poteva pensare “no panic! Ormai mancano solo che tre, due, u…

…Puff …

Un pungente morbido rumore di rete. Una palla divorata dal canestro senza alcuna resistenza. Ad 1 secondo e 20 dalla fine il tiro da 2 di Curtis Jerrells ha lasciato che un devastante silenzio inghiottisse il palazzetto. Le braccia senesi crollano sulle note sorde di un pallone di piombo. Gli occhi si spalancano. Le bocche si asciugano. I cuori si slabbrano. Amare lacrime spezzano le guance degli spettatori attoniti…

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Un affilato fischio sfreccia nell’aria: alt! C’è bisogno di controllare… Bisogno di rivedere… Bisogno di rewind. Bisogno di crederci… Di fermare il tempo con le unghie e viversi quegli attimi in un frame eterno. La necessità di aprire le braccia, alzare gli occhi al cielo, puntare i piedi a terra e lasciare che i ricordi pervadano il petto e imbrattino di bianco e verde le anime di tutti quei senesi che ci hanno creduto sino in fondo. Quelli che “la domenica si va al palazzetto”. Quelli che “la verbena non è una pianta ma una religione”. Quelli che… Mi accolgono al loro fianco sugli spalti. Mi scrutano. Mi “nasano”. Quelli che “ti Hiediamo sHusa in anticipo ma non rispondiamo di noi stasera. E’ un Hasino…”.

Penso che se un pazzo senza vesti si fosse lanciato in campo con la maschera di Bill Clinton mettendosi a ballare l’Alligalli avrebbe creato molto meno scalpore…

Una partita sudata fianco a fianco, punto a punto. Un gioco sofferto, a denti stretti e pugni chiusi. Una lotta a colpi di battito cardiaco e cori variopinti che si alternavano tra un amore sfrenato verso la propria città di sempre allo sfogo senza eguali verso un Alessandro Gentile che, incitato dall’augurio a una morte imminente, ha sfoderato una partita da 10 e lode.  Un vero e proprio connubio di viscere e budella palpitanti, quello di ieri sera…

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Dalla fine del terzo quarto che ha visto un 63 di Armani allontanare a fatica un 55 del Siena si è giunti a un 72 a 72 giocato a dadi dal destino, che evidentemente aveva voglia di vedersene un’ulltima, di partita. Domani, al Forum di Assago, alle 20.30.

Canestro confermato. Armani 74, Siena 72. La squadra milanese viene prontamente fatta uscire dal campo che vede ingerire bottigliette e oggetti lanciati sotto la spinta di una rabbia repressa. Di una delusione che brucia. Di un amore interrotto…

Escluse le mosse cestistiche qui sopra descritte, tre dettagli mi hanno stretto con forza la pelle spappolandomi i sensi:

1-      La verbena cantata a squarciagola a inizio partita. Non c’era una persona seduta. Non c’era un cuore in silenzio. Non c’era petto che non fosse lacerato e messo alla mercé di un sogno in cui credere. Ancora… Sempre.

2-      La curva milanese. Non vogliatemene, ve ne prego. O incazzatevi pure, poco mi interessa. Spero che l’assenza di un sostegno in casa avversaria abbia una giustificazione di fondo importante. Ribadisco: non sto prendendo le parti di nessuno che non sia lo sport e la storia che ne comporta. Ma… Ma ma ma. Quella fettina di spalti lasciata vuota con otto poveri devoti arrivati dalla città della Madonnina faceva davvero riflettere… Possibile che nessun abbia organizzato un pullman aggressivo per una partita di tale portata?!?

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3-      I senesi. Loro… Che a fine partita non hanno voluto andarsene. Loro. Che non riescono ad accettare che sia davvero l’ultima aria respirata in quel palazzetto, con quello spirito. Loro. Consapevoli dell’ inaccettabile morte del Montepaschi dopo 7 scudetti consecutivi vinti. Loro. Che han strappato a morsi la delusione sputando rabbia e intonando amore “finché morte non ci separi” alla loro squadra del cuore. Loro. Che hanno sfondato quattro mura di palazzo ridondante di verbena e grondante di ustionanti lacrime. Loro… Che vivranno in eterno. Lì. Su quegli spalti… Dove sono sempre stati.

Ci aspetta un terzo ed ultimo (a sto giro possiamo dirlo) articolo sul match finale.

Non prendete impegni domani sera: il destino non ha ancora scelto se vestirsi di rosso o di verde… Vorrete mica mancare alla sfilata finale, vero?

PS- Troverete i video più importanti di questa gara 6 entro sera sul mio blog:  http://www.margheritazanatta.com/

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