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Morbillo, allarme in Italia, Walter Ricciardi (Iss) dice: «La situazione non è sotto controllo!»

Il 23 ottobre nell’ospedale pediatrico di Bari è stata ricoverata per morbillo la prima bambina di otto anni di età (non di dieci come era stato detto in un primo momento), il 1 novembre è toccato al fratellino della piccola che presentava gli stessi sintomi e qualche ora dopo al cuginetto di due anni appena. Cinque giorni dopo è stato portato in ospedale un altro cugino della bambina: ha sedici anni. Quattro minori legati da un vincolo di parentela, tutti non vaccinati.

Dal 23 ottobre ad oggi sono 8 i casi di morbillo

A seguire altre cinque persone sarebbero state contagiate: il 23 ottobre viene ricoverato in ospedale un bambino di 11 mesi per altri motivi, che suo malgrado si ritroverà colpito dal virus e che fortunatamente ora sta bene, poi due uomini, uno di questi è un addetto alla vigilanza, in seguito la mamma del piccolo, poi un’altra donna ricoverata il 9 novembre. È lei a chiudere il cerchio dei pazienti colpiti dal morbillo, almeno così sembra. La direzione sanitaria dell’ospedale ha cercato di delineare una ricostruzione di quanto successo negli ultimi giorni, soprattutto per tentare di capire se in alcuni casi il contagio sia avvenuto prima del ricovero in ospedale. A occuparsi dell’inchiesta il direttore sanitario Matilde Carlucci, a cui spetta anche il compito di accertare i tempi della notifica dal pediatrico al dipartimento di prevenzione della Asl di Bari. La bambina, come già detto, è stata ricoverata il 1 novembre, la comunicazione però sarebbe stata data soltanto il 5 novembre.

Il presidente dell’Iss Walter Ricciardi precisa: «I casi di morbillo a Bari ci devono preoccupare!»

Ad intervenire in merito alla questione in occasione di un evento sulla blockchain il presidente dell’istituto Superiore di Sanità Walter Ricciardi, il quale ha dichiarato: «I casi di morbillo a Bari ci devono preoccupare perché come volevasi dimostrare la situazione del morbillo non è assolutamente sotto controllo, è una situazione allarmante. Si è creata in Italia dal 1999 da quando il Parlamento ha abrogato l’obbligo di iscrizione a scuola con il certificato di vaccinazione, una vera e propria bomba microbiologica. I bambini che non si sono vaccinati nel 1999 oggi hanno 18-19 anni e sono decine di migliaia; vivono e si muovono e il morbillo è un virus tra i più contagiosi che esistono!». Walter Ricciardi ha poi aggiunto: «In tutto il continente americano, il morbillo non esiste più, non ci sono più casi autoctoni. Come si è determinata questa situazione? Con la collaborazione di tutte le componenti della società: la scienza che ha messo a disposizione i vaccini e in alcuni stati l’introduzione dell’obbligo. Scelte che servono per proteggere la popolazione e i bambini come quello di 11 mesi che a Bari è gravissimo perché non si poteva vaccinare. E in Italia questi bambini che non si possono vaccinare, perché ancora piccoli o perché hanno problemi di immunodepressi, sono migliaia: abbiamo più di mille oncologici e più di 10 mila immunodepressi. Se il Paese non si rende conto che questa battaglia va fatta in maniera convinta, fenomeni di questo tipo ne continueremo a vedere tanti!».

«L’ospedale deve essere un luogo di cura non di rischio!»

Il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità ha poi voluto precisare la necessità di vaccinare anche gli operatori sanitari. A proposito di questi Ricciardi ha affermato: «Per tanti anni anche nei loro confronti abbiamo esercitato un’attività di persuasione e formazione ma se non si supera il 15-20% di vaccinati è chiaro che serve l’obbligo. Alcune regioni come l’Emilia Romagna, che si è mossa in questo senso l’hanno fatto, ma credo che ora tocchi al Paese. I professionisti della sanità e quelli della scuola non vivono la vaccinazione come dovrebbero, come un vero e proprio obbligo morale, ma come una costrizione per cui non abbiamo più del 10-15% di persone che in questi mondi si vaccinano. E queste sono altrettante persone che possono prendere la malattia, in media vanno in ospedale nel 40-50% dei casi e quando uno si prende il morbillo in età avanzata è una patologia quasi sempre complicata e quasi sempre lo trasmette!». Obiettivo è infatti tutelare gli spazi comuni e la salute delle persone, il vaccino andrebbe visto come un fatto naturale, per questo il presidente ha concluso: «C’è una legge sulla sicurezza sui luoghi di lavoro che obbliga il datore di lavoro e il lavoratore ad attuare le misure per la prevenzione dei rischi, e non c’è rischio più evidente di quello della malattia, e quindi a legislazione vigente non serve altro che far rispettare la legge. Se ci fosse un intervento chiarificatore da parte dei ministeri competenti sarebbe però un contributo importante. L’ospedale deve essere un luogo di cura non di rischio!».

 

 

Written by Cristina La Bella

Cristina La Bella è redattrice di UrbanPost e LuxGallery. Nasce a Frosinone il 13 febbraio del 1991, quando in Ciociaria la neve non si vedeva ormai da anni e l’Italia tirava un sospiro di sollievo per la fine della guerra del Golfo. Sin da bambina sogna di diventare giornalista. Si laurea nel 2014 in "Lettere Moderne" e nel 2017 in "Filologia Moderna" all'Università La Sapienza di Roma. Il 16 aprile 2018 le viene conferito il riconoscimento di "Laureato Eccellente Sapienza" per il brillante percorso di studi. Cofondatrice di "Voci di Fondo", ha scritto, tra i tanti, con giornali quali "Prima Pagina Online", "Newsly" e "SuccedeOggi" e riviste letterarie come "Carte Allineate", "Fillide" ed "Euterpe". Nel tempo libero le piace leggere, vedere film e fare shopping. Il più grande amore: i suoi nipotini.

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