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Morbillo rischio epidemia in Italia? Ecco cosa dicono i numeri

I casi di morbillo in Europa tra il 2017 e il 2018 sono triplicati. A metterlo in evidenza è l’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, l’agenzia speciale dell’ONU per la salute, fondata il 22 luglio 1946. Sempre l’OMS ha lanciato un appello agli Stati Europei affinché indirizzino «i loro interventi verso quei luoghi e gruppi in cui persistono lacune».

Morbillo: ben 82.596 in Europa nel 2018

Secondo i dati raccolti lo scorso anno è stato quello che ha registrato più casi: ben 82.596. Tenete conto che da dieci anni non si vedevano cifre del genere. Nel 2016 i casi erano stati soltanto 5.273. Perché questo picco nel 2018? Non è un paradosso se si tiene presente che rispetto ad un tempo i bambini vengono vaccinati? Assolutamente no e in tal senso il rapporto presentato dall’OMS è chiaro: i progressi fatti per sradicare la malattia sono stati disomogenei tra i diversi Paesi nel 2018. Più della metà dei casi di morbillo, 53.218, è stata registrata in Ucraina. Qui purtroppo a causa del conflitto con la Russia i tassi di vaccinazione si sono abbassati notevolmente. A seguire la Serbia, Israele e la Francia. L’Italia con 2.517 è il quinto paese con più casi nel 2018.

Morbillo: 72 vittime tra uomini e bambini

Altra nota negativa il tasso di mortalità che si è alzato, difatti in tutt’Europa sono decedute di morbillo 72 persone nel 2018, nel 2017, invece, erano state 42. Ma il 2018 è stato anche l’anno in cui la regione europea ha raggiunto la copertura più alta mai stimata per la seconda dose di vaccinazione contro il morbillo (90% nel 2017). Vi chiedete come sia possibile? Sono dati che cozzano? Zsuzsanna Jakab, direttore regionale Oms Europa, ha voluto commentare i risultati: «Il quadro del 2018 chiarisce che l’attuale ritmo dei progressi nell’innalzare i tassi di immunizzazione sarà insufficiente a fermare la circolazione del morbillo. Mentre i dati indicano una copertura vaccinale eccezionalmente elevata a livello regionale, riflettono anche un numero record di persone colpite e uccise dalla malattia. Ciò significa che le lacune a livello locale offrono ancora una porta aperta al virus!». Zsuzsanna Jakab sa cosa bisogna fare in futuro per migliorare la situazione: «Non possiamo raggiungere popolazioni più sane a livello globale, come promesso nella visione dell’Oms per i prossimi cinque anni, se non lavoriamo localmente. Dobbiamo fare di più e fare meglio a proteggere ogni persona da malattie che possono essere facilmente evitate!». A farle eco Nedret Emiroglu, direttore della divisione Emergenze sanitarie e malattia comunicabili della regione europea dell’Oms, che ha spiegato: «I progressi nel raggiungere un’elevata copertura nazionale sono encomiabili. Tuttavia, non può renderci ciechi verso le persone e i luoghi che sono ancora vulnerabili!».

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Written by Cristina La Bella

Cristina La Bella è redattrice di UrbanPost e LuxGallery. Nasce a Frosinone il 13 febbraio del 1991, quando in Ciociaria la neve non si vedeva ormai da anni e l’Italia tirava un sospiro di sollievo per la fine della guerra del Golfo. Sin da bambina sogna di diventare giornalista. Si laurea nel 2014 in "Lettere Moderne" e nel 2017 in "Filologia Moderna" all'Università La Sapienza di Roma. Il 16 aprile 2018 le viene conferito il riconoscimento di "Laureato Eccellente Sapienza" per il brillante percorso di studi. Cofondatrice di "Voci di Fondo", ha scritto, tra i tanti, con giornali quali "Prima Pagina Online", "Newsly" e "SuccedeOggi" e riviste letterarie come "Carte Allineate", "Fillide" ed "Euterpe". Nel tempo libero le piace leggere, vedere film e fare shopping. Il più grande amore: i suoi nipotini.

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