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Morgan, la vita dopo lo sfratto: «Sto molto male, vivo in uno sgabuzzino tra gli insetti»

Marco Castoldi, in arte Morgan, è stato protagonista di un’intervista de I Lunatici, la trasmissione radiofonica di RaiRadio2. Durante la lunga intervista notturna Morgan si è lasciato davvero andare e, a cuore aperto, ha raccontato di come sta vivendo la sua vita negli ultimi tempi. Tutti sanno che Morgan è stato sfrattato dalla sua casa di Monza e questa cosa ha creato alcuni disagi al cantante. L’artista ha deciso di raccontare tutto durante l’intervista e ha ammesso di vivere in condizioni davvero molto critiche. Dunque il cantante sta attraversando un periodo difficile e doloroso, dal quale sarà difficile rialzarsi. Ecco la vita di Morgan dopo lo sfratto.

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Morgan racconta la sua vita dopo lo sfratto

Il cantante Morgan si è lasciato intervistare da I Lunatici di RaiRadio2 e durante l’intervista ha parlato della sua vita dopo lo sfratto. Morgan, senza mezzi termini, ha dichiarato: «Sto molto male, non sono più lo stesso. Uno non ci pensa, ma quello che mi è successo equivale a uno stupro. La casa è importante, è la più importante cosa che hai. Quando non sai ripararti dal freddo vai a casa e sopravvivi. Questo vale per tutti. Per una persona come me, che fa di quello che ha attorno un oggetto d’arte, lo è ancora di più. La mia casa era un’installazione. La mia casa è stata svenduta a 200mila euro quando ha come valore di mercato 700mila euro. È stata comprata da un maniaco che ha voluto la mia casa perché è un mitomane. Mi hanno portato fuori dalla mia casa con le armi. Io piango, ho tutto lì, tutti i miei progetti. Io stavo sempre in casa a studiare, non sono uno come J-Ax o Fedez. Ora sono in uno sgabuzzino a China town a Milano con un sacco di insetti. Non sto più lavorando, prima facevo un sacco di cose, ora non faccio più niente».

Il suo rapporto con i fan

Durante l’intervista a I Lunatici, Morgan ha parlato anche del rapporto con i fan. Anche in questo caso le parole dell’artista sono state dirette: «Vogliono tutti una fotografia, ti chiamano dall’altra parte della strada, rischiano di essere investiti. C’è l’esigenza primaria della foto. […] Tu puoi farmi una foto, ma non la dovresti pubblicare. La gente non si rende conto che questo per me è un lavoro. Stiamo esagerando. Se lo dici si fanno una risata. Io vi dico che se avessi avuto un centesimo da tutte le foto che ho fatto negli ultimi tre anni non solo non sarei stato sfrattato ma avrei comperato la Sony».

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