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Morte Marco Vannini: Antonio Ciontoli mente per proteggere il vero assassino? Il parere della Bruzzone

Aggiornamento ore 9:55 – E’ arrivato l’esito della super perizia: Marco Vannini se soccorso in tempo si sarebbe salvato. 

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Morte Marco Vannini ultime notizie: in attesa che sia depositato l’esito della super perizia, disposta dal giudice atta a stabilire se il 19enne di Cerveteri si sarebbe potuto salvare, qualora fosse stato soccorso in tempo, la criminologa Bruzzone torna ad occuparsi del caso.

Si parla da giorni sulle contraddizioni in aula degli imputati – Antonio Ciontoli, la moglie Maria Pezzillo e i figli Federico e Martina devono rispondere di omicidio volontario con dolo eventuale, Viola Giorgini, invece, di omissione di soccorso – chiamati a deporre davanti alla Corte per raccontare i fatti di quella sera. A colpire su tutti il capo famiglia, Antonio Ciontoli, il quale da subito si intestò la responsabilità del colpo “accidentale” partito dalla pistola che lui conservava in casa.

—> Marco Vannini si poteva salvare? La verità a giorni con la super perizia, quale condanna rischiano i Ciontoli

Ebbene, l’uomo nel parlare ha sempre cercato di addossarsi ogni responsabilità dello sparo, scagionando tutti i membri della famiglia presenti nell’abitazione la sera della tragedia. Era il 17 maggio 2015. Il suo racconto a detta di Roberta Bruzzone sarebbe stato poco convincente e foriero di incongruenze. Anzitutto il passaggio in cui il teste sostiene che proprio Marco Vanni (nudo dentro la vasca da bagno perché intento a lavarsi, e in presenza della fidanzata Martina) a chiedergli con insistenza di mostrargli l’arma che, dice Ciontoli, conservava proprio in bagno. E carica (a sua insaputa), per giunta.

Scrive a tal riguardo la Bruzzone sul settimanale Giallo: “A suo dire, lui sarebbe entrato in bagno mentre Marco si lavava in compagnia di Martina, proprio per evitare che i due ragazzi prendessero le armi. E mi domando: perché avrebbero dovuto prenderle proprio in tale frangente? Ma, soprattutto, la stanza da bagno, luogo tra i più frequentati di un’abitazione, mi sembra una scelta alquanto bizzarra per tenere le armi ‘al sicuro'”.

Tutta una serie di incongruenze, questa, che porta la nota criminologa a non escludere un possibile scenario alternativo, ovvero che Ciontoli abbia detto di aver lui esploso per sbaglio il colpo di pistola per proteggere un altro membro della sua famiglia. L’uomo mente per coprire il vero assassino? Del resto una simile ipotesi era stata avanzata in aula dal teste Manlio Amadori, brigadiere in servizio nella caserma di Ladispoli, che lo scorso luglio ha reso dichiarazioni inedite durante il processo, che gettano ulteriore incertezza su come davvero siano andati i fatti la sera in cui Marco morì: “Ciontoli padre era entrato nella mia stanza in caserma dicendomi che non poteva andare avanti nel racconto, non poteva dire tutto perché altrimenti avrebbe inguaiato il figlio Federico”.

 

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