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Morte Marco Vannini: omicidio volontario o tragico incidente? Il 23 maggio inizia il processo

Marco Vannini poteva essere salvato? Se dopo essere stato colpito dal proiettile che il padre della fidanzata Martina, Antonio Ciontoli, avrebbe esploso accidentalmente, fosse stato soccorso tempestivamente oggi sarebbe in vita? O a niente sarebbe servito portarlo d’urgenza al pronto soccorso? Due tesi contrapposte al riguardo, che verranno sviscerate nell’ambito del processo sulla morte del 20enne di Cerveteri, che lunedì 23 maggio presso la Corte d’Assise del tribunale di Roma vedrà al banco degli imputati Antonio Ciontoli e la moglie, i figli Martina (nonché fidanzata della vittima) e Federico, accusati di omicidio volontario e dolo eventuale, e la fidanzata di quest’ultimo, Viola Giorgini, alla quale viene contestato il reato di omissione di soccorso.

Da un lato c’è l’accusa, rappresentata dal legale della famiglia di Marco Vannini, l’avvocato Celestino Gnazi: “La verità qui la sa solo chi non la vuole raccontare. I Ciontoli hanno fatto quadrato, e ripetono granitici sempre la stessa versione, elementare e inverosimile. Ci sono intercettazioni ambientali nelle quali smentiscono le deposizioni rese. Ci sono tracce di polvere da sparo addosso a tre componenti della famiglia. Eppure raccontano sempre la stessa storiella: ad Antonio, il padre, sottufficiale della Marina in forza a un gruppo speciale, è partito un colpo per sbaglio, che ha ferito Marco” e nessuno dei familiari se ne sarebbe accorto”.

Dall’altro la posizione radicalmente opposta della difesa: “Non hanno chiamato i soccorsi perché Antonio Ciontoli riteneva che il proiettile fosse rimasto nella spalla e che la situazione non fosse grave. “Non siamo assolutamente d’accordo con la decisione di rinviare a giudizio per omicidio volontario la famiglia Ciontoli. Come prima cosa contestiamo il risultato della perizia medico legale per la quale Marco, se tempestivamente soccorso, si sarebbe potuto salvare. I nostri periti giungono a conclusioni completamente diverse: la gravità della ferita era tale che non si può sostenere che Marco si sarebbe salvato” e che descrive lo sparo come “un’imperdonabile leggerezza” commessa dal Ciontoli.

In mezzo alle strategie processuali, le carte dell’inchiesta, che proverebbero una serie di contraddizioni in cui sarebbero caduti in fase di indagine preliminare gli indagati, smentiti da intercettazioni ambientali inequivocabili. Dove sta la verità? Ma, soprattutto, sarà possibile averla e dare così giustizia al povero Marco Vannini, morto per un motivo ad oggi sconosciuto?

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