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Morte Martina Rossi, amici condannati a 6 anni di reclusione: “Morì per sfuggire a stupro”

Martina Rossi è stata uccisa: questa la convinzione dei giudici di primo grado che hanno condannato a 6 anni di reclusione i due imputati, Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi, entrambi originari di Castiglion Fibocchi (Arezzo), accusati del reato di morte in conseguenza di tentata violenza sessuale ai danni della studentessa genovese di 20 anni, deceduta a Palma di Maiorca dopo essere precipitata dal balcone al sesto piano di un hotel in Spagna il 3 agosto 2011, secondo la Procura mentre cercava di sfuggire ad un tentativo di stupro da parte di due aretini conosciuti in quella vacanza ed oggi imputati.

Morte Martina Rossi, due ragazzi a processo: il video che li inchioda

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Scartata dunque la tesi del suicidio sostenuta dalla difesa. Idem dicasi per la morte accidentale. Martina Rossi quella notte in hotel sarebbe precipitata nel vuoto, cadendo dal balcone, mentre cercava di sottrarsi alle avances sessuali dei due giovani conosciuti in vacanza. La giovane cadendo tentò invano un ultimo e disperato tentativo di mettersi in salvo raggiungendo un altro terrazzo. I due giovani ieri 14 dicembre sono stati condannati dal tribunale di Arezzo a sei anni di carcere, tre per la morte in conseguenza di un altro reato e tre per tentata violenza sessuale di gruppo.

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Alla sentenza i due imputati non erano presenti. “Questa sentenza non ci restituisce nostra figlia, una persone speciale, bella e allegra che qualcuno ha voluto raccontare come malata di nervi, ma fa giustizia e rende un po’ più leggere le nostre sofferenze. Spero che qualcuno un giorno ci chieda scusa, abbia un po’ di morale”, ha commentato a caldo fuori dall’aula Bruno, il padre di Martina. La famiglia della vittima ha sempre infatti respinto con forza ogni anche lontana possibilità che Martina fosse depressa e pensasse a togliersi la vita, tanto meno in vacanza. Tra gli indizi a carico dei due condannati, una intercettazione ambientale fatta sei mesi dopo la morte di Martina, quando furono convocati dal magistrato per essere sentiti in quanto persone dei fatti: i due prima di essere interrogati parlando dell’accaduto nella sala d’attesa menzionarono la ‘violenza sessuale’ quando ancora, all’epoca delle indagini, non si era fatta nemmeno un’ipotesi investigativa in tal senso. Uno dei due poi fece un gesto con la mano come per dire “L’abbiamo fatta franca!”.

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