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Morte Mattia Migarelli: il cellulare e quei 90 minuti che non convincono

Morte Mattia Migarelli ultime notizie: tiene ancora banco il caso relativo al decesso del 30enne di Albavilla scomparso il 7 dicembre e trovato cadavere la vigilia di Natale nel bosco in Valmalenco. Ad essere ancora poco chiara è la ricostruzione dei fatti relativa alle ore precedenti la sua sparizione. Come emerso durante l’ultimo aggiornamento fatto a La Vita in diretta, infatti, vi sarebbe un buco temporale di circa 90 minuti. Mattia è morto in seguito ad una caduta oppure è stato ucciso e trascinato sul luogo del ritrovamento in un secondo momento? Gli inquirenti stanno cercando di scoprirlo. Desta perplessità, infatti, il fatto che dal 7 al 24 dicembre più volte la zona del ritrovamento sa stata perlustrata ma nessuno degli uomini impegnati nelle ricerche abbia notato il cadavere. Una scarpa del giovane è stata rinvenuta a 20 metri dal corpo, sopra la testa e con la punta verso l’alto, direzione opposta al cadavere e dunque non compatibile con la ipotetica caduta e rotolamento.

Mattia Mingarelli: cellulare inattivo per 90 minuti

“L’ultima volta che Mattia si è collegato al cellulare è stato alle 17.59″, Il gestore del rifugio Giorgio Del Zoppo “ha detto che è rimasto da lui fino alle 19:30. In questo arco temporale non c’è stata nessuna connessione”. A riferirlo è stato Andrea Biavardi, giornalista direttore del settimanale Giallo intervenuto in trasmissione Rai. Perché Mattia non ha utilizzato il telefonino per tutto quel tempo? Un particolare strano, questo, per un ragazzo avvezzo all’uso dei social. “Qualcuno ne ha parlato agli inquirenti. Non diamo colpe a nessuno, non siamo investigatori, ma facciamo gli osservatori e questo è un dato su cui gli inquirenti stanno riflettendo, senza trarre conclusioni affrettate”, ha poi aggiunto. Anche la famiglia di Mattia è in attesa di aggiornamenti, della verità. Di sapere come e perché il giovane è morto.

Le parole dei testimoni

Il titolare del rifugio ‘ai Barchi’, l’ultimo ad aver visto Mattia Mingarelli vivo, ha fornito più volte il suo racconto alle autorità, ma le sue versioni avrebbero presentato più d’una lacuna. “Ci siamo incontrati verso le 17:30 abbiamo bevuto due bicchieri di rosso, quando se ne è andato mi sono messo a letto”. La mattina del giorno dopo Del Zoppo racconta di aver trovato l’iPhone (poi rivelatosi appartenere a Mattia) sulla neve accanto a tracce di vomito. “Ho provato ad inserire la mia SIM perché altrimenti non avrei potuto sbloccare il telefono. Appena l’ho acceso mi è arrivato un messaggio. Era suo papà”. Poi c’è Graziella, ristoratrice della baita dove quel giorno Mattia aveva pranzato, e dove era atteso per cena. La donna è la seconda testimone: “L’ho visto a pranzo, era solare, come suo solito eci aveva dato appuntamento a cena. Non si è visto, non mi sono fatta troppo domande. Pensavo semplicemente avesse cambiato idea”.

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