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Morto Fidel Castro, con lui Cuba scoprì l’alfabetizzazione, l’embargo e… le torture

Fidel Castro è morto. Il ‘lider maximo’, ex presidente di Cuba si è spento all’età di 90 anni. Nato il 13 agosto 1926 a Biràn (Cuba), fu un leader rivoluzionario che conquistò il potere sull’isola nel 1959, rovesciando la dittatura di Fulgencio Batista, fino all’abolizione della carica nel 1976. Ha rivestito da quel momento e fino al 2008 gli incarichi di Presidente del Consiglio di Stato, Presidente del Consiglio dei ministri, e Primo Segretario del Partito Comunista di Cuba, il partito unico del Paese.Vediamo insieme, adesso, quanto realizzato da Fidel Castro per quanto concerne la politca interna, la politica estera e le presunte accuse di torture contro i dissidenti. 

LA CAMPAGNA DI ALFABETIZZAZIONE

La campagna per l’alfabetizzazione di Castro, si concentrò sulle aree rurali dove questa era molto bassa. In un discorso dell’autunno 1960 davanti alle Nazioni Unite, Castro annunciò che “Cuba sarà la prima nazione d’America che, nel giro di pochi mesi, sarà in grado di dire di non avere una persona analfabeta”. Quasi 270.000 insegnanti e studenti vennero utilizzati per l’alfabetizzazione dell’isola. Nel 1961 il tasso di analfabetismo fu ridotto dal 20% al 3,9%. Il Museo Nazionale Cubano dell’Alfabetizzazione raccoglie più di 700.000 lettere inviate a Castro da coloro che avevano terminato il corso come testimonianza dell’avvenuta alfabetizzazione. La televisione cubana trasmette corsi di livello universitario per la popolazione adulta.

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EMBARGO E NAZIONALIZZAZIONE: L’OPERA DI CASTRO PER CUBA

Castro consolidò il controllo dello Stato, nazionalizzando ulteriormente l’industria, confiscando i beni di proprietà straniera, collettivizzando l’agricoltura, ed emanando politiche a beneficio dei lavoratori nell’ambito dell’economia pianificata di stampo socialista. Molti cubani lasciarono il paese dal 1959 in poi (sia perché dissidenti, sia per motivi economici: tra questi la maggioranza erano proprietari terrieri e sostenitori di Batista, solo dopo anni di embargo vi furono i primi balseros di estrazione sociale povera o media), alcuni per Miami, Florida, dove formarono una numerosa comunità anti-castrista, sovente in contatto, secondo opinioni spesso vicine al governo di Cuba, con gruppi malavitosi (come la mafia italo-cubano-americana che sosteneva Batista) e della destra dei servizi segreti statunitensi.

Le aspre sanzioni economiche volute dagli Stati Uniti, in primis l’embargo, ma anche il divieto generale di viaggio verso Cuba per i turisti americani (i quali devono ottenere un visto speciale del governo, possibilità introdotta da Bill Clinton negli anni novanta e sospesa durante la presidenza Bush, per poter viaggiare sull’isola) sono state una delle ragioni dei problemi economici di Cuba. Comunque, tra il 1960 e il 1990 gran parte dei loro effetti vennero attenuati dall’aiuto dell’Unione Sovietica, che in alcuni anni equivaleva a un quarto del PIL nazionale. Nonostante l’embargo statunitense, condannato dall’ONU, Cuba ha continuato a commerciare con le altre nazioni, ed è la seconda meta turistica più popolare dei Caraibi (dopo la Repubblica Dominicana). La sua economia riceve anche un afflusso di valuta (stimato in 850 milioni di dollari all’anno) dai Cubani Americani che mandano soldi a familiari e amici rimasti sull’isola, anche se, dopo il primo insediamento dell’Amministrazione Bush (su pressione della comunità cubana anti-castrista della Florida) questo è stato tassativamente vietato dalle leggi degli Stati Uniti.

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Sul fronte della politica interna, invece, Castro ha scommesso sulla biotecnologia per supportare l’economia di Cuba. Lo sviluppo cubano in questo campo ha però causato preoccupazione per le possibili ricerche di armi biologiche. Nel 2002 uno degli scopi della visita dell’ex Presidente statunitense Jimmy Carter era di ispezionare i siti cubani per l’ingegneria genetica. Il 14 dicembre 2004 Castro ha siglato con il Presidente del Venezuela Hugo Chávez l’accordo preliminare per la costituzione dell’Alleanza Bolivariana per le Americhe (ALBA), un progetto di cooperazione politica, sociale ed economica tra i paesi dell’America del Sud e i paesi caraibici, che ha permesso a Cuba di usufruire del petrolio venezuelano e di parte dei suoi profitti, onde risollevare la propria economia; in cambio il governo dell’Avana ha fornito il proprio personale medico e culturale alle nazioni sudamericane aderenti all’ALBA, contribuendo a combattere le malattie e la malnutrizione, oltre a ridurre l’analfabetismo, soprattutto in Venezuela, Bolivia ed Ecuador, tramite prestazioni gratuite erogate alla popolazione; molti nuovi medici sudamericani hanno potuto inoltre formarsi a spese dei governi nelle Università cubane.

CASTRO E L’ISTRUZIONE CUBANA

Istruzione e sanità vennero rese accessibili a tutti, anche alle persone che vivevano nelle zone più remote dell’isola. Le statistiche dell’UNESCO hanno confermato negli anni che il tasso di istruzione di base a Cuba è tra i più alti dell’America Latina. Il governo sta inoltre portando avanti un programma che consente a studenti stranieri, di trasferirsi sull’isola e seguire corsi di studio universitari gratuiti. Attualmente sono presenti circa ventiduemila ragazzi, provenienti soprattutto dai Paesi del terzo mondo. Contrariamente alla situazione riscontrabile in molte altre nazioni latino-americane e caraibiche, nessun bambino cubano vive per la strada. I tassi di mortalità infantile sono i più bassi della regione (perfino più bassi di nazioni come gli Stati Uniti), il livello della sanità è elevato e tutti i cubani ricevono latte quasi gratis fino all’età di sette anni.

CASTRO E LE TORTURE, IL CASO DEI DIRITTI UMANI

Secondo alcune fonti alcuni dissidenti cubani e opponenti politici sono stati imprigionati in condizioni estremamente difficili e senza processo con l’accusa di essere “contro-rivoluzionari”, “fascisti” o agenti della CIA. Diverse associazioni per la tutela dei diritti umani hanno accusato, inoltre, il governo di Castro di reprimere sistematicamente il dissenso politico mediante processi e carcerazioni arbitrarie, sorveglianza e licenziamenti a motivazione politica. Castro ha sostenuto che Cuba non detenga prigionieri politici, ma criminali che hanno commesso atti contro-rivoluzionari, incluso l’uso di ordigni esplosivi. I sostenitori di Castro hanno sempre ritenuto che le misure adottate dal governo cubano siano servite a prevenire un possibile fallimento del suo governo e sono state giustificate con le costanti pressioni economiche e militari da parte degli Stati Uniti e degli alleati che durano da più di mezzo secolo

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