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Movimento delle sardine, non fermatevi a Salvini: il vero bersaglio è l’immobilismo della sinistra

“Si è scoperto che questo grande drago del populismo si sconfigge con una cosa che abbiamo tutti: il cervello”. Mattia Santori, uno degli organizzatori del movimento delle sardine di Bologna, intervistato da Corrado Formigli lo scorso giovedì a Piazza Pulita, è caustico nei confronti di Matteo Salvini. Vogliono dimostrare che esiste un’altra Italia, un’Italia che ora si è risvegliata dal sonno ipnotico in cui l’aveva fatta cadere Salvini. Ma il leader della Lega, oggi all’opposizione, può essere l’unico collante di tante sardine?

movimento delle sardine

Il movimento delle sardine: tutti contro Salvini

L’impressione è quella che manchi qualcosa. A Bologna il movimento delle sardine nasce in concomitanza con l’apertura della campagna elettorale della Lega per le regionali che si terranno il prossimo 26 gennaio. Salvini però non può essere l’unico nemico da sconfiggere: l’impegno antisalviniano, il governo giallo-rosso ce lo ha già dimostrato svariate volte, ha vita breve e non ripaga sufficientemente lo sforzo di cercare di allontanare le persone da questa politica spiccia, priva di contenuti, ma arricchita da tanti slogan che, si sa, conquistano. Salvini è il padre della semplificazione massima del messaggio: se Berlusconi ha fatto sognare gli italiani con il messaggio “potete diventare come me”, Salvini ha fatto un passo oltre, dicendo a tutti “io sono uno di voi”. Non è più la politica dall’alto, è la politica da dentro. Quello che dovrebbero chiedere le sardine, e che sembra essere alla base del loro movimento ma che forse non riescono (ancora?) a sviluppare del tutto, è un risveglio concreto della sinistra. Ecco, quello dovrebbe essere il vero bersaglio del movimento: il sonno catatonico della sinistra italiana. Lottare contro Salvini ok, ma fare una caccia all’uomo no: a livello comunicativo oggi è quasi imbattibile, quindi bisogna mettere lui e i suoi gattini un po’ in disparte, andando oltre.

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Movimento delle sardine: un M5S bis?

Il timore è che si possa assistere a un Movimento 5 Stelle 2.0. Che è nato nello stesso modo, che come quello delle sardine in Emilia-Romagna ha raccolto i primi frutti, che finché è stato all’opposizione è stato utile a dar voce agli italiani, ma che quando si è trovato a governare ha dimostrato la sua vera natura: un movimento privo di concretezza, che si è allineato perfettamente a tutti gli standard e i connotati della vecchia politica. E di questo noi, l’Italia, non ha più bisogno. Bisogna che le sardine siano brave a non fare lo stesso errore, a trasformarsi da un flash-mob a un interlocutore serio, per contrastare davvero i sovranisti. Bisogna che non si limitino a dire “c’è un’Italia diversa”, ma che spieghino perché, cosa vuole questa Italia e come lo vuole. Precisamente. Altrimenti il rischio è che tra qualche anno nessuno si ricordi più delle sardine, se non come piatto tipico della cucina romagnola. Al momento non hanno molto da offrire in termini di contenuti, ma tanto da chiedere. Una differenza sostanziale dal Movimento 5 Stelle c’è: la chiave su cui spingono è valorizzare la politica, non sostituirla. Vogliono politici veri, preparati, che pensino al bene collettivo e abbandonino questa recitazione violenta e machista. Una politica delle regole, delle teorie, degli studi. Basta politica del “facciamo come vogliamo noi”. Per questo la sinistra, ora, dovrebbe cercare di farsi sardina. Se tenterà di cavalcare l’onda, perderà. Perché questi elettori pare abbiano voglia di pensare, non di farsi convincere.

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