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Multa Apple da 13 Miliardi: è una decisione legittima? Che conseguenze può avere per l’Italia?

Il colosso dell’informatica Apple ha subito una multa da parte della Commissione Europea, pari a ben 13 Miliardi di Euro: ne abbiamo parlato due giorni fa qui. Viene contestato il fatto che il colosso di Cupertino avrebbe di fatto goduto di “aiuti di stato” da parte del governo irlandese. Il sistema fiscale irlandese (e non solo quello irlandese), prevede l’applicazione delle imposte sugli utili, sugli “utili effettivi”, ossia su un imponibile calcolato al netto di tutte le spese. Chi ha una partita IVA dalle nostre parti, non può detrarre tutte le spese dal reddito imponibile: alcune spese sono detraibili integralmente, alcune parzialmente, alcune indetraibili totalmente, altre ancora indetraibili di fatto. In nazioni più civili, il reddito tassabile è solo quello che davvero residua dopo che ai ricavi sono state detratte tutte le spese. Per questo motivo, si contesta ad Apple di aver avuto un’imposizione fiscale effettiva pari allo 0,005%, contro il 12,5% nominale di imposizione sugli utili. Questo calcolo viene equiparato ad uno “sconto fiscale” e a sua volta ad un “aiuto di stato” ad Apple. C’è chi vuol vedere in questa sentenza il tentativo di scoraggiare lo sfruttamento, da parte delle aziende, delle differenze di imposizione fiscale tra i vari stati dell’Unione. Molti politici, giornalisti e commentatori vari non lo nascondono: sognano un’Unione in cui si paghino le stesse tasse dappertutto. Una situazione paradossale: se alcuni stati sprecano meno denaro dei contribuenti, perchè dovrebbero imporre ai loro cittadini lo stesso carico fiscale che impongono stati peggio governati? C’è anche chi vuol vedere, in questa mossa da parte dell’Unione Europea, una risposta agli USA che vogliono multare la Volkswagen per ben 18 Miliardi di Dollari. Si tratta, diciamo, di fantapolitica, ma chi può escludere, al 100%, una motivazione di questo genere?

Multa Apple: quali sono le conseguenze effettive?

Gli “aiuti di stato” non sono ammessi dalle normative europee, in teoria. Ne abbiamo parlato anche a proposito della normativa sul bail-in, che impedisce agli stati di salvare le banche in dissesto col denaro dei contribuenti. La legislazione europea sugli aiuti di stato serve a salvaguardare il libero commercio tra stati dell’Unione. Il processo di unificazione europea, iniziato appena dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, aveva l’obiettivo di facilitare il libero scambio commerciale, disinnescando le guerre: la prima guerra mondiale, di cui la seconda è stata una conseguenza, era stata causata dalle politiche protezionistiche contrapposte delle varie nazioni. Il divieto di aiuti di stato si innesta in questa filosofia: evitare che un’azienda, grazie a contributi governativi, potesse produrre sottocosto facendo concorrenza “sleale” a quelle delle altre nazioni dell’Unione.

Stravolgendo questo principio, si contesta ad Apple che il suo “risparmio fiscale” sia stato un aiuto di stato. Di conseguenza gli si impone di rimborsare al governo irlandese, quanto è accusata di aver “risparmiato”, ammontare calcolato in 13 Miliardi di €. Con due conseguenze paradossali: intanto viene contestata retroattivamente l’interpretazione di una legge. Uno dei principi dei paesi che vogliono dirsi civili è che le leggi non devono avere effetti retroattivi, ossia punire reati avvenuti prima che la legge li considerasse tali. L’Unione Europea vuole creare un precedente in base al quale le aziende possono vedersi contestate operazioni economiche, non solo di tipo strettamente tributario, con anni di ritardo? In altre parole l’Unione vuole diventare il regno dell’incertezza del diritto? Vogliono davvero dare un motivo ulteriore agli inglesi per aver abbandonato la barca? La seconda conseguenza paradossale è che il Governo Irlandese non vuole questo denaro: considera corretto il comportamento del gigante di Cupertino, e come tale non ritiene di aver diritto ad alcun gettito aggiuntivo. Il Governo Irlandese farà appello contro questa decisione, al pari di Apple.

Multa Apple: quali possono essere le conseguenze per i consumatori?

Le aziende che hanno ricevuto trattamenti fiscali “di favore”, non solo in Irlanda, sono molteplici: ogni azienda con migliaia di dipendenti ha rapporti diretti coi governi delle nazioni in cui ha stabilimenti. Se dovesse passare il principio utilizzato contro Apple, e dovessero essere messi in discussione tutti i trattamenti fiscali privilegiati, le aziende interessate ne avrebbero un danno economico sicuramente. Ma la conseguenza che molti paiono ignorare è che se io tasso il ciabattino, il ciabattino sarà costretto ad applicare a me consumatore un prezzo più alto per le sue riparazioni. Chi paga in ultima conseguenza la tassazione sulle imprese, è sempre il consumatore finale.

Multa Apple: quali possono essere le conseguenze per l’Italia?

Mettiamo che la Commissione Europea non sia mossa da nessuno dei due motivi a cui accenno nel paragrafo iniziale, e vuole incominciare a considerare “aiuti di stato” ogni singolo accordo tra singole imprese e governi. In Italia, ci sarebbe da ridere, o da piangere, a seconda. Ogni singolo intervento di cassa integrazione straordinaria, sarebbe sanzionato, e le aziende coinvolte, dovrebbero essere tutte multate. Ogni facilitazione fiscale per aprire aziende in questa o quella regione, dovrebbe essere sanzionato. Ogni contributo del governo a favore di mirabolanti “riconversioni industriali” allo scopo di “salvaguardare i posti di lavoro”, dovrebbe essere revocato e restituito. Perchè è questo che sfugge a chi esulta per la pesante multa alla società fondata da Steve Jobs: indipendentemente dall’opinione che si può avere sul caso specifico, se si decide di allargare indefinitamente l’accezione di “aiuti di stato”, rispetto a quella “corretta” spiegata in precedenza, allora si scoperchia un bel vaso di Pandora… E nessuna medio-grande azienda può più dirsi al sicuro da simili contestazioni. Men che meno nel Bel Paese…

Nato a Molfetta, residente da più di 20 anni a Bergamo, e innamorato follemente di Milano. Laureato in Economia Aziendale, ha una passione smisurata per la pubblicità, che ha trasformato in lavoro, occupandosi di Consulenza di Marketing, Copywriting e "Socialcosi". Altre passioni sono i viaggi, la tecnologia, il calcio, le ragazze (non necessariamente in quest'ordine) e l'automobilismo, per cui è giornalista, telecronista e speaker in pista.

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