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Muro di Berlino, 25 anni dopo: che cosa ci ricordiamo del giorno della sua caduta?

Era il 9 novembre 1989 e il Muro di Berlino veniva abbattuto. La Germania oggi, 9 novembre 2014, e con lei tutto il mondo, 25 anni dopo il crollo di quei pezzi di cemento della divisione, festeggia il ricordo di quel giorno e con esso l’abbandono di un confine fisico e morale. Una linea poco retta si attanagliava per un sentiero di un Paese ancora poco stabile, e verso l’alto si ergeva la barriera del limite. “Non andiamo di là, perché dobbiamo stare di qua”, bandire l’incontro per non fomentare lo scontro, restare nel proprio tassello di inquietudine millimetrale per evitare l’altro, le sue forme, le sue fobie, e la sua meraviglia. Un muro, Quello, e milioni di vite e cammini separati, nel via vai di sentieri definiti, privi di ogni sgarro di decorso naturale. Un muro, Quello, che è crollato, per l’umana consapevolezza che la forza della volontà di guardarsi negli occhi vinca sul confine del limite di un Noi ristretto, perché il vero Noi non chiede teste e corpi blindati, ma liberi.

Abbiamo posto qualche domanda ai nostri lettori, per dare spazio a più voci di commemorazione, e abbiamo riscontrato partecipazione e attimi di incroci di civiltà. Che cosa vi ricordate del momento della caduta del Muro di Berlino? Quanto ne parlavano i media italiani?

“Ero in prima media e mi ricordo che il Tg1 ne parlava continuamente, in quel periodo ospitavamo mia zia, una donna che amava guardare tutti i tg, mi ricordo che in tanti mormoravano che la Germania sarebbe potuta diventare troppo forte e avrebbe preso molto potere. Pensare che alle medie avevo l’atlante con le due Germanie, e alle elementari mi facevano imparare la capitale della Germania est che era Bonn“.

“La gente che si stringeva le mani dai due lati del muro. I pezzi che andavano giù. Ne parlavano, ne parlavano…” “Io invece ricordo che non ne hanno parlato tantissimo…ricordo, sì, la scena della gente con il piccone in mano e la gente che si teneva per mano, ma tempo 2 giorni e in Italia la cosa era cosa già archiviata (sempre per quello che riguarda i miei ricordi…ah io di anni ne avevo 27)”. “Mi ricordo le urla e le bandiere…”

“Quel giorno mi ha sempre ricordato un fatto, un episodio immortalato dalla macchina fotografica di Peter Leibing, avvenuto molti anni prima e cioè nel lontano 13 agosto del 1961, quando venne eretto il “lugubre” muro di Berlino. Il soldato Conrad Schumann che rifiutò quell’idea di divisione e saltò con la divisa addosso il muro e venne immortalato da Leibing inviato di un giornale tedesco. Una foto che mi è rimasta impressa nella memoria. Un atto di coraggio grandioso da parte del giovane Schumann che saltò il filo spinato e passò nell’Ovest…! Una foto epocale…”

“Strani tempi quelli in cui si faceva festa per avere eliminato dei confini.

“Cosa c’entra un album vecchio di dieci anni, The Wall, con il muro di Berlino? Perché i Pink Floyd e altri fanno un concerto proprio a Berlino per celebrare la caduta? Ma non sono inglesi? Mi facevo queste domande e non sapevo darmi risposte credibili. Potevo fregarmene ma la curiosità è il mio vizio originale e così ho rotto le palle a mio fratello per avere almeno qualche testo delle canzoni per colmare le mie lacune di inglese a orecchio. The Wall non parlava di una società intera, ma solo di una persona. Mi sembravano pagine di un diario e nonostante la durezza delle esperienze raccontate, mi piaceva come fossero oneste, dirette e non del tutto folli. O almeno questo comprendevo. La musica invece non mi dava tutta quella soddisfazione e sembrava che per me esistesse solo “un altro mattone nel muro”. Un monito ma anche una conseguenza logica della paura. Allora vuoi che nonostante i tedeschi non amino particolarmente gli inglesi siano riusciti a vedere nel racconto di questa persona la storia della propria città? Con tanto di happy ending non previsto nell’album con la caduta del muro? Probabile, ma al tempo non ero sicuro della validità del ragionamento perché in fondo mi sembrava che le persone difficilmente dicano tutto. Artisti compresi. L’importante era sperare che fosse così. Evoluti verso una società che dichiara illegali le guerre, la violenza. Capire come evitare che le persone si facessero del male. Anche da sole. Sapere che se vuoi davvero la libertà devi avere il coraggio di picconare le tue pseudo-difese e accettare di confrontarti con le diversità per avere un mondo dove non per forza sopravvive solo il più forte. Sempre che il mio non sia un ricordo allucinato“.

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