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Musei e siti archeologici saccheggiati, nelle zone di guerra si cancella la memoria storica

Tombaroli e predatori sempre in agguato in ogni sito di valenza storica e culturale, principalmente nelle aree precipitate nel caos bellico. Negli ultimi anni le guerre arabe hanno portato oltre che sangue e distruzione anche ruberie e vandalismo nei musei e siti archeologici di grande valore e interesse di quelle zone. Il primo episodio clamoroso risale al 2003, quando dopo l’invasione dell’Iraq da parte delle forze della coalizione occidentale per rovesciare il tiranno Saddam Hussein, dal museo di Baghdad tra il 10 e il 12 aprile dopo il saccheggio furono trafugate circa 16mila opere.

Egitto museo del Cairo preso d'assalto

In Egitto nel 2011 dopo gli scontri e i combattimenti che seguirono alla deposizione del presidente Mubarak, il Museo del Cairo, fu preso d’assalto dai vandali che per fortuna a causa della loro ignoranza non rubarono i reperti più preziosi, ma la finte gioielleria contenuta nel negozio di souvenir del museo stesso, anche se purtroppo nel tumulto fecero sparire, dalle sale più importanti, una cinquantina di pezzi unici.
Nello stesso periodo nel sito di Saqqara sono state scoperchiate molte tombe, rubato vasellame, statue e monete, testimonianze di una antica civiltà.

Nell’odierno Iraq i terrosti sunniti del gruppo jihadista dell’Isil, commerciano illegalmente i reperti archeologici sottratti dai siti e musei delle zone cadute sotto il loro dominio. Viene stimato che dalle depredazioni avvenute nel solo sito di Apamea avrebbero ricavato la notevole somma di 36 milioni di euro. In Siria, il Museo di Damasco è stato sigillato per proteggerlo da quanto è già accaduto al Museo di Baghdad. I saccheggi non hanno risparmiato né la bellissima città dell’oasi di Pamira, né quella di Ebla. Ad ulteriore conferma che le guerre possono distruggere oltre che la civiltà contemporanea anche quella della memoria.

Nata e cresciuta in Sicilia. Studi classici e giuridici, lettrice appassionata di poesie e letteratura. Convinta sostenitrice che esiste una seconda possibilità in ogni campo anche per l'Italia.

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