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Musica e Cervello: la nuova frontiera delle Neuroscienze

Sin dall’antichità è nota la capacità della musica di influire sul nostro umore in senso positivo o negativo. Platone sosteneva che potesse elevare o avvilire la mente dei giovani; Pitagora pensava che praticarla contribuisse alla salute fisica. Soltanto negli ultimi anni però le neuroscienze si sono interessate ai rapporti tra sequenze di suoni e cervello.

L’utilizzo della risonanza magnetica tomografica (MRI) e della tomografia a emissione di positroni (PET) ha permesso ai ricercatori dell’Università canadese McGill di visualizzare le regioni cerebrali attivate durante l’ascolto di alcuni brani. Hanno così osservato un elevato flusso sanguigno nel nucleus accumbens del sistema mesolimbico, ovvero la regione deputata all’elaborazione del piacere.

Cervello e Musica

 

Si tratta dell’area implicata in funzioni biologicamente importanti, come l’alimentazione o la riproduzione, ma anche nella soddisfazione data dal consumo di stupefacenti. I volontari, nei passaggi a loro più graditi, presentavano in queste strutture un consistente rilascio di dopamina, la molecola che innesca il cosiddetto “circuito della ricompensa”. I soggetti provavano un brivido in corrispondenza dei passi per loro più emozionanti, che coincideva con il picco di attività neuronale.

Ciò spiegherebbe come mai le melodie siano tanto apprezzate e importanti per gli esseri umani. Tuttavia il discorso è più complesso: i livelli di dopamina aumentavano anche nel caudato durante la fase anticipatoria, ovvero quando l’individuo “si aspettava” un determinato accordo immediatamente prima di ascoltarlo. Nei pochi secondi che precedevano un motivo noto, le cellule liberavano il neurotrasmettitore preparando il cervello all’evento atteso, coinvolgendo in questo modo un nucleo fondamentale per la pianificazione dei movimenti.

Questa scoperta ha due significati: da un lato, le reazioni del nostro organismo alle vibrazioni sonore sono influenzate dalle aspettative; dall’altro, esse hanno ripercussioni sul controllo delle azioni. Il fenomeno potrebbe motivare la nostra naturale tendenza a muovere la testa o battere i piedi a tempo per seguire un ritmo: per svolgere questi compiti dobbiamo appunto essere capaci di “anticipare” la battuta.

Le conseguenze sono interessanti anche in una prospettiva terapeutica per gli individui affetti da malattie motorie come il Parkinson. Vari studi hanno evidenziato un miglioramento della coordinazione dei pazienti nell’atto di camminare, quando incalzati da un ticchettio regolare. Ascoltare una musica aumenta non tanto la rapidità quanto la precisione dei loro gesti, compresa l’oscillazione delle braccia.

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