in

Napoli da scoprire: Villa Ebe, il luogo stregato di un genio incompreso [FOTO]

In questo primo appuntamento della nuova rubrica dedicata ai luoghi abbandonati, in collaborazione con il blog Paesi Fantasma presente anche su Facebook – parleremo di un vero e proprio monumento partenopeo e del suo geniale creatore. Lungo il fianco occidentale del Monte Echia, nella bellissima Napoli, sorge Villa Ebe, un edificio che molti conoscono come Castello di Pizzofalcone, concepito e creato dal genio perduto di Lamont Young, architetto e urbanista italiano che si tolse la vita per cause mai del tutto chiarite. In cima alle antiche rampe di Pizzofalcone, Villa Ebe, come un monumento orgogliosamente partenopeo, ricalca lo stile vittoriano e neogotico molto caratteristico e mai del tutto apprezzato di Lamont Young.

Villa Ebe venne costruita nel lontano 1922 e concepita su due scompartimenti ben distinti: da un lato, infatti, abbiamo proprio Villa Ebe, residenza personale di Lamont Young nella quale visse fino alla sua morte, mentre dall’altro si trovava la residenza della famiglia Astarita. Purtroppo, proprio quest’ultima sezione venne completamente distrutta da un bombardamento degli angloamericani durante il secondo conflitto bellico. Rimasta solo Villa Ebe, dopo la morte dell’architetto cambiò nome diverse volte, fino a prendere quello della moglie sicula, Ebe Cortazzi, che continuò a viverci fino al 1970.

Villa Ebe

Quando la giunta passò al Comune di Napoli, l’idea base era quella di trasformare Villa Ebe in un museo dello stile architettonico Liberty. Purtroppo, da quel momento in avanti, la struttura venne abbandonata e subito occupata dai senzatetto della zona. L’artista Pasquale Della Monaco provò a correre ai ripari, divenendone un custode non ufficiale e riuscendo a farsi autorizzare alcune attività di natura artistica, tra le quali spiccano le cerimonie di premiazione del ‘Premio Utopia Lamont Young‘, dedicato a tutte quelle persone che tentano di realizzare i propri sogni e le proprie speranze. Verso il 1999 alcune voci parlavano di un possibile abbattimento dell’edificio in favore di un parcheggio, ma nell’anno successivo lo stesso Pasquale Della Monica riuscì a ottenere il vincolo culturale, salvando Villa Ebe dalla distruzione.

Villa Ebe Lamont Young

Nel 2000, le stanze interne del palazzo, a seguito di un incendio di natura dolosa, vennero devastate dal fuoco così come la meravigliosa scala elicoidale in legno. Ciò che rimane oggi di Villa Ebe è la torre quadrata con le sue finestre ad arco, i contrafforti ottagonali in pietra vesuviana e una sinistra leggenda: si narra, infatti, che un’ombra scura si aggiri durante le sere d’inverno lungo la terrazza della villa. Un’anima inquieta e silenziosa che molti sostengono appartenere proprio a Lamont Young, morto suicida forse anche a causa del complicato rapporto con Napoli e i suoi abitanti.

Villa Ebe - Torre quadrata

Chi era Lamont Young? Un genio partenopeo, figlio di Napoli nato da madre indiana e padre scozzese, da qui il nome non italiano. Nacque nel 1851 e fu uno dei più importanti architetti e urbanisti, soprattutto per la città napoletana. Molti dei suoi progetti, all’epoca, non vennero presi in considerazione e approvati, ma nell’ultima decade molti addetti ai lavori cominciano a rivalutarne l’impatto stilistico e la creatività: bisogna sottolineare, infatti, che Lamont Young, avendo ricevuto una mescolanza di culture, era in grado di saggiare Napoli con occhi diversi; si potrebbe quasi dire lontani e allo stesso tempo intimi. Il suo desiderio era quello di trasformarla in un polo turistico come Parigi o Londra, ma con la caratteristica di riuscire a mischiare l’urbano e il rurale in una commistione di generi di nuova concezione. Il Castello di Aselmayer, tra Corso Vittorio Emanuele e Piazza Amedeo ne è un esempio.

Seguici sul nostro canale Telegram

Guendalina Tavassi

Guendalina Tavassi, Grande Fratello Vip intervista esclusiva: “consiglio a tutti un bel bagno d’umiltà”

Anticipazioni L’Allieva 3 puntata 11 ottobre 2016: ecco cosa succederà