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Napoli, Gheorghe Hagi rivela: “Dovevo essere l’erede di Maradona”

A Napoli suscita clamore la curiosa rivelazione dell’ex fantasista rumeno Gheorghe Hagi che – in un’intervista rilasciata al settimanale “Extratime” della Gazzetta dello Sport – ha svelato di essere stato a un passo dal vestire la maglia numero 10 del Napoli: gli azzurri lo avevano designato quale erede di Maradona, ma alla fine non si fece nulla: “Sono ancora arrabbiato coi dirigenti del Brescia di allora: lo dico adesso, dopo tanti anni, ma avevo ricevuto un’offerta dal Napoli, per essere l’erede di Maradona. L’argentino era andato via e io sarei diventato il nuovo Diego, ma a Brescia non accettarono l’offerta”. Un retroscena che di certo lascia l’amaro in bocca ai tifosi partenopei, che dopo l’addio di Maradona avrebbero potuto avere un degno sostituto.

Hagi è considerato il miglior giocatore rumeno di tutti i tempi: all’epoca era spesso paragonato a Maradona, con cui condivideva non solo la classe assoluta e il sinistro fatato, ma anche un carattere a dir poco esuberante che lo portava non di rado ad eccedere. Era riconosciuto come un vero leader dai suoi compagni, proprio come il “Pibe de Oro”. Alla fine il “Maradona dei Carpazi” approdò nel Barcellona: “Sì, lì c’era il mio idolo in panchina, Cruijff. Ero in America per il Mondiale 1994 e mi telefonò per convincermi a giocare con lui. Non ce n’era bisogno: era il mio sogno. Amavo la sua Olanda. Sono uno dei pochi stranieri ad aver giocato e segnato per Barça e Real. A Madrid ho conosciuto il calcio d’alto livello, a Barcellona il calcio organizzato”.

Hagi ammette di essere grato all’Italia che lo ha fatto crescere come calciatore, l’ex stella rumena, infatti, ha militato nel Brescia nelle stagioni 1992-1994: “Ho appreso una cultura calcistica, la cura dei dettagli tecnici. Ho imparato a stare attento a tutto, nulla era lasciato al caso. Brescia è stato un test per me – continua Hagi – il più difficile momento della mia carriera: lo spareggio perso contro l’Udinese e la retrocessione. Poi però siamo risaliti subito e sono andato al Mondiale 1994”. Hagi lancia un consiglio al calcio italiano per poter rinascere: “Dovete coltivare i numeri 10. Adesso l’Italia non ha un vero 10. E questo è il grande problema della squadra azzurra. Col numero 10 l’Italia è stata campione del Mondo”. Oggi l’ex campione allena il Viitorul – società rumena di cui è anche proprietario – e aspira a un futuro in grande come ct della Romania: “Nel 2020 voglio guidare la Nazionale con in campo 11 ragazzi della mia Accademia: posso vincere un Europeo con questi”. Da grande fantasista Hagi non ha mai smesso di sognare.

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