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Natale 2014 idee di viaggio: Firenze e le sue visioni suggestive

Il Natale e la sua frenesia: un leitmotiv che ogni anno si ripropone. Un’ottima soluzione è quella di curarsi soltanto del lato positivo di queste feste piacevoli ma molto impegnative: prendetevi un paio di giorni di vacanza e concedetevi un viaggetto. Firenze può essere una meta davvero perfetta: la sua collocazione geografica dovrebbe mettervi al riparo dall’eccessivo gelo invernale, i colli limitrofi offrono splendidi percorsi alternativi con punte di eccellenza nel campo enogastronomico e la città è un susseguirsi di perle artistiche e non solo.

Per prima cosa vi segnaliamo il mercatino di Natale più caratteristico fra i tanti offerti dalla città: giunto alla sua quattordicesima edizione il mercatino sito in Piazza Santa Croce di stampo tedesco è diventato un appuntamento atteso dai fiorentini nonché un evento capace di esercitare grande appeal sui turisti. E’ importante che troviate la forza di non cedere alla tentazione di riempire la vostra giornata con un tour de force fra monumenti, opere d’arte e musei. Perché una città come Firenze, apparentemente molto didattica, regala moltissimo nel momento in cui si coglie la sua bellezza d’insieme. Il concetto di architettura del paesaggio trova riscontro proprio in Brunelleschi che, quando concepì il progetto della Cupola di Santa Maria del Fiore (prodigio di ingegneria destinato a ridisegnare le curve di quello che oggi definiremmo lo skyline cittadino) non ha mancato di pensare ad una forma che si inscrivesse sinuosa e opportuna fra le colline circostanti la città. Una vera e propria visione di insieme. Quindi il primo consiglio, che rubiamo ad un genio assoluto quale fu Brunelleschi, è proprio quello di non trascurare l’ensamble per la foga di mettere il timbro “visto” sui grandi classici dell’arte fiorentina.

Restando in tema è d’obbligo un inchino all’italico genio del sopraccitato Brunelleschi e alla sua opera più prodigiosa: la cupola di Santa Maria del Fiore, primo esempio di cupola autoportante al mondo. Quest’opera è preziosa, in questo momento storico più di altri, perché è la rappresentazione sfacciata di quanto la conoscenza, il progresso, lo studio, l’ambizione verso il superamento di canoni del tutto inadeguati a fronteggiare nuove esigenze, conducano ad una speculazione intellettuale ed estetica per nulla finalizzata a compiacere l’ego del singolo – anche se la vanità a Brunelleschi di certo non mancava – bensì a mettere in salvo un’intero Paese. Quindi che voi facciate i ragionieri o gli scultori andate a guardare il prodigio che una mente sola ha partorito contribuendo a salvare, ancora oggi, quel che resta dell’economia di una nazione al tracollo. C’è la possibilità di salire in cima alla cupola, vedendo dall’interno la lanterna che troneggia, ci pare giusto consigliare l’esperienza – sicuramente meritevole – soltanto a persone che non soffrono di claustrofobia e che deambulano senza grossi problemi. Quando arriverete in cima il panorama vi rinfrancherà dal pathos generato dagli spazi angusti.

Dato che non ci interessa, come avrete colto, snocciolarvi l’elenco dei monumenti da fotografare e delle gallerie da visitare bensì portarvi verso un’itinerario del tutto sereno e ispiratore torniamo al concetto di luogo capace di smuovere l’ingegno e la sensibilità. Ci spostiamo laddove è stata concepita la frase (spesso davvero abusata e violentata) che si giocava il podio fra le migliori perle della letteratura mondiale – prima di diventare un tormentone da bacheca dei social – “La bellezza salverà il mondo“. E’ proprio a Firenze, dopo altre tappe a Ginevra e a Milano, che Dostoevskij terminò la sua opera “L’idiota”; la moglie dello scrittore raccontava con entusiasmo di quell’anno passato nella città dei gigli in cui ogni giorno passeggiava con il marito per i Giardini di Boboli dove “fiorivano le rose anche a gennaio“. Ed è proprio in quella casetta in Piazza Pitti, dove ora sorge una targa e un vicolo in onore del grande autore russo, che la coppia concepì la piccola Ljubov, che porta il nome “amore” in ricordo di quell’anno fiorentino dove “ci si poteva permettere di credere alla felicità futura“.

Veniamo a un’altra istituzione storica della città: il Ponte Vecchio – quello che tutte le donne bramano e che tutti i consorti temono. Il ponte è noto per le sue storiche botteghe orafe che offrono una quantità imbarazzante di gioielli rigorosamente d’oro; una dietro l’altra in un susseguirsi frenetico di vetrine rimpinzate. Questo ponte, costruito dai romani e unico risparmiato dai bombardamenti tedeschi nella Seconda Guerra rappresenta tutta la storia delle città. Si tratta di una delle più antiche testimonianze dell’architettura antica, più volte rimaneggiato ma sempre salvato. Circa le botteghe di orafi forse non tutti sanno che, proprio all’alba del Rinascimento, il granduca Ferdinando I decise di far sgombrare i vari artigiani che esercitavano le proprie attività sul ponte a favore di un esercito di orafi che venne piazzato nelle botteghe di macellai e calzolai. Questo accadde perché la zona stava diventando un luogo frequentato da gentiluomini, urgeva dunque renderla idonea al loro passaggio. Da allora, sul Ponte Vecchio, non si trovano altro che gioiellieri. Ha funzionato.

Infine pensate a come riuscite davvero a farvi una visione d’insieme di una donna: potete osservare i particolari del viso, le mani, i fianchi ma se non fate due passi indietro e non la guardate a distanza non avrete mai la reale percezione di lei. I miopi sono spacciati, il mondo è dei presbiti. Quindi andate a Fiesole, dista soltanto sei chilometri da Firenze ma è sulle colline e vi permetterà di guardarla da lontano, quel che basta per capirla e godere della sua visione d’insieme. Poi, una volta che siete a Fiesole, luogo natio del Beato Angelico, potete farvi due passi nel paesaggio collinare ovattato e godervi quella che fu una location suburbana amatissima dai Medici che vi costruirono molte ville strategiche per godere di un panorama d’eccezione.

 

 

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