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‘Ndrangheta comuni commissariati a Platì e Limbadi: il sindaco del vibonese, «Assurdo, faremo ricorso al Tar»

Dopo il lavoro delle commissioni di accesso, arriva lo scioglimento dei comuni di Platì (Reggio Calabria) e Limbadi (Vibo Valentia). Il giudizio è il solito: le amministrazioni comunali in carica fino a poco fa sarebbero pesantemente condizionate dalla ‘ndrangheta. Il verdetto per i due comuni calabresi da sempre al centro di vicende di criminalità organizzata è arrivato ieri per decisione del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’Interno Marco Minniti. Il provvedimento del governo ha scatenato le proteste dell’attuale sindaco di Limbadi, Pino Morello: «Noi la ‘ndrangheta l’abbiamo sempre combattuta con i fatti e non con le parole», ha detto il primo cittadino del comune calabrese.

'Ndrangheta comuni commissariati a Platì e Limbadi: il sindaco del vibonese, «Assurdo, faremo ricorso al Tar»

«Non abbiamo mai affidato un appalto o un incarico senza certificato antimafia –  ha proseguito il sindaco di Limbadi in una nota diffusa alla stampa – E non abbiamo mai effettuato lavori con la procedura della somma urgenza. La nostra è stata un’amministrazione adamantina. E adesso ci fanno passare per mafiosi. Tutto questo è assurdo. Faremo subito ricorso al Tar e vinceremo». Mentre per Platì, dove nel 1985 fu anche ucciso l’allora sindaco Domenico De Maio (omicidio tuttora irrisolto), si tratta dell’ennesimo scioglimento per mafia, per Limbadi si tratta del secondo provvedimento di questo tipo nella storia del comune. Un precedente ci fu nel 1983, quando le elezioni comunali furono annullate per la presenza tra gli eletti di Francesco “Ciccio” Mancuso, presunto boss dell’omonima cosca egemone nel Vibonese, che fu candidato e risultò primo degli eletti nonostante fosse latitante per sottrarsi ad un provvedimento di obbligo di soggiorno in un comune del nord Italia.

omicidio domenico de maio platì

A Limbadi il 9 aprile scorso una bomba collocata sotto un’auto aveva causato la morte di Matteo Vinci (42 anni) e il ferimento in modo serio del padre Francesco (70 anni). I due, pur non avendo legami con la criminalità organizzata, avrebbero avuto contrasti con esponenti della famiglia Mancuso di Limbadi, la cui presenza al vertice della ‘ndrangheta è certificata da numerose sentenze e da tutte le ultime relazioni della Commissione Parlamentare Antimafia.

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Written by Andrea Monaci

49 anni, è direttore editoriale di Urbanpost.it fin dalla sua fondazione nel 2012. Ha iniziato la sua carriera nel 1996, si è occupato principalmente di lavoro, criminalità organizzata e politica. Ha scritto per "Il Secolo XIX", "Lavoro e Carriere", "La Voce dei Laghi", "La Cronaca di Varese".

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