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‘Ndrangheta, Cosca Alampi: sequestrato un milione di euro

‘Ndrangheta, colpo alla cosca Alampi di Reggio Calabria. Come riportato da un comumicwto del Personale dei comandi provinciali dell’arma dei carabinieri e della Guardia di finanza di Reggio Calabria, nella notte è stato eseguito, sotto il coordinamento della locale Procura della Repubblica, tre provvedimenti il sequestro  di beni per un ammontare complessivo pari a circa 1 milione di euro, nei confronti degli avvocati Giulia Maria Rossana Dieni e Giuseppe Putorti’ nonché del commercialista Rosario Spinella.

I soggetti sarebbero tutti legati, a vario titolo, alla ‘ndrangheta, nella sua articolazione denominata cosca “Alampi”, operante nella città di Reggio Calabria. L’avvocato Dieni, insieme all’ex coniuge Putorti’, recandosi, quali difensori di Matteo Alampi, a sostenere i colloqui in carcere con quest’ultimo “…fornivano uno stabile e concreto contributo al mantenimento ed al rafforzamento dell’articolazione territoriale della ‘ndrangheta facente capo al predetto Matteo, prestandosi in modo consapevole e sistematico a fare da postini, nonché da portatori di messaggi e notizie recanti le specifiche direttive impartite dal carcere dall’Alampi ai sodali non detenuti (compresi, tra gli altri, valati domenico ed il mamone lauro), finalizzate a garantire una concreta gestione delle suddette attività economiche (sottoposte ad amministrazione giudiziaria e facenti parte in origine del proprio gruppo imprenditoriale) e delle vicende direttamente e/o indirettamente ad esse connesse in modo pienamente conforme al programma criminoso del sodalizio”.

Il commercialista Spinella è stato invece condannato poiché, quale custode/amministratore di una serie di società sottoposte a sequestro e in concorso con soggetti facenti parte della cosca “Alampi” di Reggio Calabria, consentiva la presenza quasi quotidiana del capocosca Giovanni Alampi presso la sede delle imprese e l’intromissione nelle scelte aziendali più importanti ai medesimi soggetti ai quali quelle imprese erano state confiscate; emetteva fatture per operazioni inesistenti al fine di costituire fondi neri da erogare alla cosca; sviava l’utilizzo dei mezzi delle imprese confiscate per altri fini cui erano a vario titolo interessati i precedenti proprietari mafiosi. Con l’aggravante di avere commesso il fatto con abuso delle pubbliche funzioni.

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