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‘Ndrangheta, a Reggio Calabria 116 arresti, il figlio di U Tiradrittu: “Qui lo Stato sono io”

Colpo al nucleo della ‘Ndrangheta a Reggio Calabria dove sono stati messi a segno ben 116 arresti nella mattinata odierna. La Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria ha portato al fermo di elementi di vertice, capi e gregari di ventuno famiglie del “mandamento jonico”, più i Ficara- Latella e i Serraino di Reggio, e i clan di Sinopoli, piccolo paese aspromontano considerato strategico perché storica “cerniera” fra la ‘ndrangheta di città e quella della Piana di Gioia Tauro. Tutti quanti sono accusati a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione, porto e detenzione illegale di armi, trasferimento fraudolento di valori, truffa ed altri reati, tutti aggravati dalla finalità di agevolare l’organizzazione mafiosa.

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Fra gli arrestati in questa vasta operazione di ‘Ndrangheta ci sono anche uomini del clan Morabito, fra le più importanti e storiche famiglie della Jonica, per lungo tempo guidato da Peppe Morabito, conosciuto come “il Tiradritto”, considerato fra le più brillanti e feroci menti criminali della Locride. Un’eredità che il figlio Rocco, già da tempo in carcere, ostenta con orgoglio e rivendica con gli affiliati. “Lo Stato qua sono io – afferma intercettato – La mafia originale, non quella scadente”. Le zone colpite sono quelle di tre Mandamenti in cui è criminalmente suddivisa la Provincia di Reggio Calabria che sono quelle di: Reggio Calabria, Sinopoli, Roghudi, Condofuri, S. Lorenzo, Bova, Melito Porto Salvo, Palizzi, Spropoli, S.Luca, Bovalino, Africo, Ferruzzano, Bianco, Ardore, Platì, Natile di Careri, Cirella di Platì, Locri, Portigliola, Saline, Montebello Jonico e S.Ilario.

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L’inchiesta, inoltre, ha permesso  di far emergere nuovi e importanti elementi sulla strutturazione della ‘ndrangheta, organizzazione dinamica e in continua evoluzione, sempre in grado di dotarsi di nuove “cariche” e livelli organizzativi per sostituire e superare quelli che inchieste e processi mettono a nudo. Intercettazioni telefoniche e ambientali hanno permesso di svelare anche il meccanismo di funzionamento di uno dei “tribunali di ‘ndrangheta”, antica “istituzione” dei clan di cui si trovano tracce anche negli antichi codici dell’Ottocento.

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