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Neonato gettato nella stufa dai nonni ubriachi: non sopportavano il suo pianto

A Khakassia, repubblica della Federazione Russa, situata nella Siberia meridionale, si è consumata l’ennesima tragedia, un dramma che lascia noi che scriviamo e voi che leggete increduli. Perché sbagliate a pensare che certe storie lascino indifferenti chi le racconta.

Maxim gettato nella stufa dai nonni ubriachi

Il vento dall’est soffia e porta con sé la vicenda del piccolo Maxim Sagalakov, un neonato di appena 11 mesi gettato nella stufa a legna dai nonni ubriachi, quei nonni che avrebbero dovuto prendersene cura. Già avete, capito bene, un bambino è stato buttato nel fuoco come se fosse una vecchia bolletta da pagare, un numero di telefono di scarsa importanza, scarti di frutta e bucce. Scaraventato nella stufa dai nonni e lasciato lì dentro ad ardere, a morire arrostito, come se la sua venuta al mondo fosse poca cosa e non un miracolo. L’origine del male del mondo, quest’immondizia di delitti che cresce a dismisura e che ci deve far vergognare di noi stessi, non nasce che dal disprezzo per la vita, soprattutto la vita di chi è innocente, di chi non può difendersi, dei più deboli. Qualche giornale ha scritto che Maxim è morto per «la negligenza dei giovani nonni, che non hanno sopportato il suo pianto e le attenzioni che il piccolo necessitava».

Lasciato dai nonni che avrebbero dovuto proteggerlo

Ubriachi, fuori di sé, senza controllo i due nonni hanno pensato bene di disfarsi del bambino, che avrebbero dovuto accudire, di farlo tacere per sempre. Ma non lo sentite anche voi il tanfo che circonda quest’incredibile storia, avvenuta a pochi passi da casa nostra? Quanto è disgraziato l’uomo, quanto sa essere miserabile? Probabilmente non era la prima volta che la madre, Viktoria Sagalakova, lasciava il piccolo ai suoi genitori di 42 e 47 anni. Un gesto fatto senza pensarci troppo forse, d’altronde se no ci si può fidare nemmeno della propria famiglia, allora la domanda è: a chi si può chiedere aiuto? A chi ci si può rivolgere quando si è in difficoltà?

Per la morte di Maxime i due nonni rischiano l’ergastolo

Certe storie si leggono sui giornali, tutt’al più, si vedono nei film, invece no, purtroppo non è così. Accadono, succedono continuamente. Al suo ritorno Viktoria ha rinvenuto quel che restava del figlio dentro la stufa a mattoni della casa dei suoi genitori, il posto dove lei stessa era cresciuta, in cui lei giocava da bambina. Stando al racconto degli inquirenti «il corpo è stato ritrovato gravemente ustionato dalle alte temperature all’interno della stufa». Nulla da fare per lui. Uno dei vicini di casa dei due assassini ha raccontato ai media locali che il nonno sarebbe rientrato a casa completamente ubriaco. Stanco di sentir piangere il neonato, questi l’avrebbe scaraventato nella stufa a legna per non sentirlo piangere più. Nemmeno un animale, forse neppure il peggiore dei mostri. La comunità è sotto shock, incredula per quanto accaduto. Per la morte del piccolo Maxim, i due nonni rischiano la condanna all’ergastolo. Il pianto, la cosa più naturale del mondo, il primo mezzo, il solo, che il bambino ha per comunicare con il mondo, come a dire «io esisto», è costato a Maxime la vita.

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Written by Cristina La Bella

Cristina La Bella è redattrice di UrbanPost. Nasce a Frosinone il 13 febbraio del 1991, quando in Ciociaria la neve non si vedeva da anni e l’Italia tirava un sospiro di sollievo per la fine della guerra del Golfo. Sin da bambina sogna di diventare giornalista. Si laurea nel 2014 in "Lettere Moderne" e nel 2017 in "Filologia Moderna" all'Università La Sapienza di Roma. Il 16 aprile 2018 riceve il riconoscimento di "Laureato Eccellente" per il brillante percorso di studi. Cofondatrice di "Voci di Fondo", ha scritto, tra i tanti, con giornali quali "Prima Pagina Online", "Newsly", “SuccedeOggi", “LuxGallery”. Nel tempo libero le piace leggere, vedere film e fare shopping. Il più grande amore: i suoi nipotini.

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